mercoledì 27 luglio 2011

Tutte le TV del Presidente (Parte IV)

Valutazione post: 
Clemente Mimun, ex direttore del TG1


DISCLAIMER: gli stralci che seguono fanno parte, in formato audio, dell'inchiesta La Struttura Delta in RAI condotta da La Repubblica e riprendono le intercettazioni telefoniche rilevate nell'ambito dell'inchiesta sulla bancarotta della HDC-Datamedia. Il post sarà cancellato qualora dovesse emergere l'illegalità di tali pubblicazioni.


05/04/2005 - Intercettazione telefonica tra Deborah Bergamini (Direttore Marketing della RAI) e Gianfranco Comenducci (Direttore del Personale RAI)

Gianfranco Comenducci: Sì, pronto?
Deborah Bergamini: Ciao Gianfranco, buongiorno!
Gianfranco Comenducci: Mi raccomando, testa alta.
Deborah Bergamini: Io... mi puoi chiamare cigno, guarda... proprio un cigno.
Gianfranco Comenducci: Dimmi tutto, amica mia.
Deborah Bergamini: Senti, stavo pensando, Gianfranco, per domani, che noi ci siamo un po' presi un appuntamento per pranzo, pos... che ne pensi se estendiamo e ne approfittiamo per fare un piccolo raggruppamento?
Gianfranco Comenducci: Sì, sì, sì...
Deborah Bergamini: Io ho parlato già con Clemente, stamattina, e lui si tiene libero. Se tu sei... dimmi tu...
Gianfranco Comenducci: Io non so... no, ma sto scherzando. Sono assolutamente d'accordo, assolutamente d'accordo, così non si frappone tempo in mezzo. Però, all'una e mezza si può... cioè, io...
Deborah Bergamini: Sì, sì, facciamo all'una e mezza. Senti, io pens... ora chiamerei anche Fabrizio e Alessio, può andare, no?
Gianfranco Comenducci: Va benissimo, va benissimo.
Deborah Bergamini: Ecco. Allora io poi ti dico magari dove... dove...
Gianfranco Comenducci: ... dove poi magari ci vediamo... OK.
Deborah Bergamini: Va bene?
Gianfranco Comenducci: Va benissimo. Ciao, grazie.
Deborah Bergamini: OK, a dopo.
Gianfranco Comenducci: Ciao, ciao.

07/04/2005 - Intercettazione telefonica tra Clemente Mimun (Direttore del TG1) e Deborah Bergamini (Direttore Marketing della RAI)

Deborah Bergamini: Scusami Clemente, c'avevo una telefonata un po' delicata...
Clemente Mimun: Ma no, amore mio. Hai sentito poi il capo tu?
Deborah Bergamini: No, non l'ho sentito, mi chiama fra un'oretta, guarda, proprio... m'ha chiamato Marinella poco fa per dirmi che... mi chiama fra un po'.
Clemente Mimun: Va bene. Ti volevo dire... ho fatto due conti... non riuscirà mai a muovermi domani.
Deborah Bergamini: Va bene.
Clemente Mimun: Devi sapere che l'emergenza funerale non finisce...
Deborah Bergamini: Eh, no, immagino...
Clemente Mimun: ... non termina, ma s'annuncia... ma non l'emergenza, no... non l'emergenza mia personale, l'emergenza della città. Cioè, se disastri ci saranno, sperando che non ci sia qualche pazzo che faccia gesti inconsulti durante, saranno nel fuggi-fuggi.
Deborah Bergamini: Eh, sì.
Clemente Mimun: E quindi noi abbiamo il dovere di tenere...
Deborah Bergamini: Me l'immagino, ci mancherebbe, non c'è problema...
Clemente Mimun: Quindi facciamo la settimana prossima, all'inizio? Lunedì...
Deborah Bergamini: Eh, all'inizio non ci sarò, magari vi vedete tra voi perché manco io, ma pazienza...
Clemente Mimun: Allora, guarda, tu parla con chi vuoi parlare, dagli tutte le direttive che credi...
Deborah Bergamini: Va bene, va bene.
Clemente Mimun: OK? Poi ci risentiamo, noi, ciao.
Deborah Bergamini: OK, ciao Clemente.

07/04/2005 - Intercettazione telefonica tra Benito Benassi (Nexus) e Deborah Bergamini (Direttore Marketing della RAI)

Deborah Bergamini: Pronto? Ciao Benny!
Benito Benassi: C'ho in mano quei datarelli.
Deborah Bergamini: Ah! Come sono?
Benito Benassi: Beh, non sono... per alcuni versi sono decenti, secondo me, per altri versi invece... c'è da lavorare.
Deborah Bergamini: Ah sì?
Benito Benassi: Molto.
Deborah Bergamini: Allora guarda, io tanto... io tanto torno in ufficio fra... fra un'ora, più o meno, per cui ci possiamo vedere così facciamo il punto.
Benito Benassi: Cioè, ti do... ti do il quadro: al di là del fatto che va considerato, chiaramente, il campione che è un po', secondo me, sbilanciato, perché, chiaramente, qui c'è la questione del centrosinistra, però...
Deborah Bergamini: Certo.
Benito Benassi: ... si è molto allargato, quella sera, quindi questa considerazione vale... un po' meno in questa occasione.
Deborah Bergamini: Sì...
Benito Benassi: Che Berlusconi sia sceso in campo è piaciuto tantissimo.
Deborah Bergamini: OK, OK.
Benito Benassi: Però da un punto di vista di credibilità, chiarezza, coerenza, capacità di convincere, vicino ai problemi della gente, diretto al punto...
Deborah Bergamini: Sì.
Benito Benassi: ... purtroppo è molto basso.
Deborah Bergamini: Primo perché c'è comunque il pubblico ostile perché quello di Ballarò, figurati... e poi perché probabilmente è vero, insomma...
Benito Benassi: Sì, però... però è vero... cioè, è più basso di Alemanno, molto più basso di Alemanno.
Deborah Bergamini: Va bene, va bene. Senti...
Benito Benassi: Quindi, capisci...
Deborah Bergamini: ... ne parliamo quando arrivo, perché adesso sono con delle persone, quindi...
Benito Benassi: Ecco, sì, perché c'è tutto... abbiamo fatto un bel lavorino... eh, poi faglielo vedere.
Deborah Bergamini: Sì, sì, certo, eh, ci mancherebbe, sì, sì, sì. Ciao, grazie, grazie mille.
Benito Benassi: Ciao.

08/04/2005 - Intercettazione telefonica tra Deborah Bergamini (Direttore Marketing della RAI) e un amico anonimo

Deborah Bergamini: Pronto?
Anonimo: Pronto, buongiorno.
Deborah Bergamini: Finalmente!
Anonimo: Sono Italiano.
Deborah Bergamini: Sei tornato in Italia, in un Paese diverso...
Anonimo: [risate]
Deborah Bergamini: ... un Paese comunista e papalino... [risate]
Anonimo: Sembra incredibile...
Deborah Bergamini: ... un Paese di funerali...
Anonimo: Siamo tutti cattocomunisti, adesso.
Deborah Bergamini: Siamo in mano al cattocomunismo del terzo millennio.
Anonimo: Ma senti... comunque è strano, come l'hai sentito il tuo ex capo?
Deborah Bergamini: È determinato, gelido, vendicativo... e in modo.
Anonimo: È molto... è una strategia, ovviamente, il profilo basso.
Deborah Bergamini: Beh, insomma, basso, è andato a prendersi le legnate a Ballarò...
Anonimo: Eh, va' beh, questa è una strategia a profilo basso, eh... questo è uno che va a dire è colpa mia.
Deborah Bergamini: Eh, guarda, io penso che lui sia... si sia rimesso in moto. Cosa voglia fare non... non so, naturalmente, ma che vuole far qualcosa non c'è dubbio.
Anonimo: Senti, ma... io... io, una delle cose, poi dopo te ne parlo, ci dobbiam vedere, è inutile che ti dico, però voglio preparare una cosa, in tre fogli che voglio vedere con te e ti dico bene e cerco... secondo me.... è una figata, insomma... ci sono un sacco di cose...
Deborah Bergamini: Speriamo che...
Anonimo: Guarda, secondo me è un'opportunità della Madonna, eh. Ma poi, tutta la cosa di fabrizio te l'ha detta, no, anche la cosa scritta?
Deborah Bergamini: Sì, sì, ce l'ho con me e anche di quello dovremo parlare
Anonimo: Eh, secondo me dobbiam confezionare una roba seria, per iscritto...
Deborah Bergamini: Ottimo.
Anonimo: Ti mando un bacio.
Deborah Bergamini: Un bacio grandissimo.
Anonimo: Ciao.
Deborah Bergamini: Grande grande.

08/04/2005 - Intercettazione telefonica tra Deborah Bergamini (Direttore Marketing della RAI) e Gianfranco Comenducci (Direttore del Personale RAI)

Gianfranco Comenducci: Pronto?
Deborah Bergamini: Ciao Gianfranco, scusami eh!
Gianfranco Comenducci: Dimmi tutto, figurati.
Deborah Bergamini: Eh... volevo dirti che mi sono consultata con Fabrizio, noi partiamo un pochino prima per andare là, perché siamo sulla rotta di Bush. Quindi partiamo all'una da qua, noi.
Gianfranco Comenducci: Ma, scusami tanto, ma... adesso, apprendo che non viene neanche Clemente... ma è il caso che... non ci possiamo vedere...
Deborah Bergamini: No. Sì, sì, sì, è bene che... no, meglio di no. Qui almeno...
Gianfranco Comenducci: Qui non diamo nell'occhio a nessuno. Non c'è nessuno in RAI. Boh... mi pare... cioè, andarsi a mettere lì, giù... eh... ti ripeto, non venendo neanche Clemente, quindi non c'ha problemi di spostamento eccetera... ma... Viale Mazzini veramente...
Deborah Bergamini: per me va bene, eh... io...
Gianfranco Comenducci: No... chiedo... valuta tu, siccome sto dentro una riunione, mi sono fermato adesso per parlare...
Deborah Bergamini: Sì, scusa...
Gianfranco Comenducci: ... vedi... no, ma stai scherzando, come scusa... però, chiedi tu a Fabrizio, siccome Fabrizio anche aveva detto, da nell'occhio se c'è Clemente, Gorla, eccetera... ma, io te e lui, secondo me... poi, dare nell'occhio senza volere enfatizzare più di tanto, ma... io, te e lui, qui è una cosa assolutamente normale, eh, cioè... in una maniera... lo sarebbe di là un po' meno. Io proporrei qui, francamente, guarda, credimi...
Deborah Bergamini: Va' beh, ora vediamo...
Gianfranco Comenducci: Cioè, poi... mi fate sap... va bene, ciao, grazie.
Deborah Bergamini: Ti ridisturberò.
Gianfranco Comenducci: Ciao.

11/04/2005 - Intercettazione telefonica tra Deborah Bergamini (Direttore Marketing della RAI) e Marinella Brambilla (segretaria personale del Presidente del Consiglio)

Deborah Bergamini: Pronto?
Marinella Brambilla: Deborah...
Deborah Bergamini: Ciao, Mary.
Marinella Brambilla: Il Dottore prima m'ha detto che mercoledì deve vedere gente RAI... deve vedere Mimun e altri. Gli ho detto, ma chi mi dice chi son quegli altri? Deborah... sa tutto Deborah. Per cui, alle dieci...
Deborah Bergamini: Alle dieci.
Marinella Brambilla: Alle dieci chiami... Dimmi te chi chiami, così li segno.
Deborah Bergamini: Allora, alle dieci le persone sono...
Marinella Brambilla: Mercoledì.
Deborah Bergamini: ... Gorla...
Marinella Brambilla: Sì. Deborah, Gorla...
Deborah Bergamini: ... Mimun...
Marinella Brambilla: Mimun...
Deborah Bergamini: ... Del Noce...
Marinella Brambilla: Del Noce...
Deborah Bergamini: ... e Comenducci. Io avrei bisogno, o prima o dopo, meglio sarebbe prima ma mi rendo conto, di parlargli.
Marinella Brambilla: Eh, o ti fermi dopo, al limite.
Deborah Bergamini: Eh, mi fermo dopo.
Marinella Brambilla: Eh, perché anche dirti prima, poi lo sai come va a finire. Al limite tu vieni alle nove e quarantacinque...
Deborah Bergamini: Ecco, ecco.
Marinella Brambilla: Nove e quarantacinque te, e agli altri gli dici alle dieci.
Deborah Bergamini: Va bene, allora...
Marinella Brambilla: Avvisi te allora Gorla, Mimun, Del Noce e Comenducci. OK?
Deborah Bergamini: Lì a palazzo.
Marinella Brambilla: Mercoledì alle ore dieci.
Deborah Bergamini: Dieci.
Marinella Brambilla: Ciao, grazie.

11/04/2005 - Intercettazione telefonica tra Clemente Mimun (Direttore del TG1) e Deborah Bergamini (Direttore Marketing della RAI)

Deborah Bergamini: Pronto?
Clemente Mimun: Sono un cretino, la partita non è mercoledì, è domani. [risate]
Deborah Bergamini: Ah, ecco perché... se no ci sembrava strano... [risate] Bene così.
Clemente Mimun: Carissima, te lo dico perché ci ho riflettuto poi mi son rimesso un attimo a guardare... la partita è domani sera, non è mer...
Deborah Bergamini: OK. Bene.
Clemente Mimun: Noi invece è mercoledì alle dieci di sera.
Deborah Bergamini: Va bene, sì. Faresti un lavoro sui giornalisti? Sì, lo fai, no, tanto lo sai a memoria...
Clemente Mimun: In che senso, dimmelo.
Deborah Bergamini: No, il dettaglio è che... Comenducci sta facendo un lavoro sulla parte del personale, no?
Clemente Mimun: Sì.
Deborah Bergamini: E... va' beh... Alessio mi ha già preparato un lavoro che mi ha già dato sugli artisti e i programmi. Io gli ho già preparato e mandato un documento sulla parte... diciamo... strategica...
Clemente Mimun: Sì.
Deborah Bergamini: ... con i rischi e le opportunità. Quindi, se... cioè, tanto si finirà a parlare dei giornalisti, tu stai pronto a fare il quadro, no...
Clemente Mimun: Beh, guarda, magari lo facciamo più sintetico, perché tanto i tempi fanno sì anche... fanno anche sì che non bisogna puntare a dei grandi sogni ma a delle piccole realtà... cioè bisogna fare quel poco che serve dove riusciamo a comandare ancora.
Deborah Bergamini: Sì, esattamente. Né... né bisogna aspettarsi niente di più.
Clemente Mimun: Quindi si tratta di tre posti, uno, due per radio...
Deborah Bergamini: Sì.
Clemente Mimun: ... con... con delle ricadute... cioè, faccio un esempio: se al due non fanno il loro dovere, a Rai Uno può cambiare qualcosa, eh... cioè, non ha senso lasciare fuori dai coglioni Renzoni e... ti se segnalo che un tempo noi avevamo due vicedirettori e il capo dell'economia al due, che erano Renzoni e Cantore. Ora Cantore è a Bruxelles e quindi l'economia è libera E dei due vicedirettori Mariotti e Renzoni non vuole nessuno.
Deborah Bergamini: Sì.
Clemente Mimun: E in più, tiene Scalzi sotto schiaffo.
Deborah Bergamini: Assolutamente.
Clemente Mimun: E queste due cose rendono impossibile, come ho detto cento volte da un anno e mezzo a questa parte, confermare che abbiano il potere su Uno Mattina e a quel punto ce lo pigliamo noi.
Deborah Bergamini: Sì.
Clemente Mimun: Cioè, se... se lì non fanno i bravi, non si capisce perché dobbiamo fare i bravi noi. Eh... è arrivato il momento di chiudere le pratiche, se no pazienza, oh.
Deborah Bergamini: Sì, ma infatti secondo me scenari [incomprensibile] vince a Roma [incomprensibile] definitivamente, che magari è uno scenario, eh.
Clemente Mimun: Se no c'è lo scenario che tutti quanti facciano quello che possono senza alcuna speranza da nessun.. di nessun tipo... lo faranno per amore per lui, per la causa, eccetera, e poi si morirà tutti quanti, chi più velocemente, chi più lentam... ma non credo che quello debba [incomprensibile]
Deborah Bergamini: No, no, penso proprio di no.
Clemente Mimun: L'ho sentito molto cazzuto quindi si tratta di capire se stavolta racconta bubbole o fa le cose.
Deborah Bergamini: Ti butto una provocazione? Cioè: la RAI così non gli serve.
Clemente Mimun: Eh.
Deborah Bergamini: OK? Meglio non averla.
Clemente Mimun: Ah, va' beh, dice anche quello.
Deborah Bergamini: [incomprensibile] però basta saperlo, perché averla senza averla, abbiamo detto che non funziona.
Clemente Mimun: Sì, ma guarda che io... che da questa parte lui dovesse avere il minor numero di danni possibile...
Deborah Bergamini: Certo.
Clemente Mimun: ... che è il massimo che si può raggiungere. Allora, l'informazione deve essere un presidio anti-guai...
Deborah Bergamini: ... e basta.
Clemente Mimun: ... con qualche... uscita... necessaria... eh... nelle vigilie particolari, no? Hai capito?
Deborah Bergamini: Sì, sì.
Clemente Mimun: Va bene?
Deborah Bergamini: OK.
Clemente Mimun: OK, ci sentiamo più tardi, un bacio.
Deborah Bergamini: Ciao.

11/04/2005 - Intercettazione telefonica tra Deborah Bergamini (Direttore Marketing della RAI) e un amico anonimo

Deborah Bergamini: Pronto?
Anonimo: Eccoti!
Deborah Bergamini: Eccomi!
Anonimo: Com'è andata stasera?
Deborah Bergamini: Bene, bene... è stata per lo più una serata... sì... un po'... quasi tra compagni di militare, e... anche perché c'era un'altra pesona, sai... però... è andata bene, lui mi chiedeva rassicurazione, mi diceva ma secondo te ce la facciamo, io ma certo che ce la facciamo, anzi [incomprensibile] persi, quindi... figurati. E poi... così, insomma, abbiamo parlato, ci siamo un po' spieg... cioè, lui mi ha continuato a dire questa cosa della sinistra, che bisogna fare l'asse con loro, che solo noi siamo in grado di garantirlo, insomma, tutte queste cose qua, io ho detto sì sì ma guarda, noi infatti... vediti con Andrea in settimana... perché gli abbiamo parlato molto di Andrea e lui quindi ora [incomprensibile] i dettagli [incomprensibile] a voi, eccetera. E quindi, poi è venuta fuori l'iniziativa del Governo, perché se no non chiamiamo. Basta.
Anonimo: Bene, bene... no, l'ho sentito bello allegro, carico e convinto.
Deborah Bergamini: Sì, sì, era contento, era molto contento.
Anonimo: Bene, bene, bene, bene.
Deborah Bergamini: Non so, non mi dici quanto brava sono a fare tutti i conti tutti?
Anonimo: Hai fatto tutti? Beh, il compito grosso è quello che devi fare mercoledì...
Deborah Bergamini: Eh, lo so...
Anonimo: Ci dobbiamo vedere prima.
Deborah Bergamini: Sì. Ci dobbiamo parlare anche perché ho sentito Mimun, il quale ci ha parlato ieri...
Anonimo: E?
Deborah Bergamini: ... e m'ha detto che è cazzutissimo, m'ha detto... ha usato proprio quest'aggettivo, dice, è cazzuto oltre ogni limite, e quindi tu capisci che la cosa si fa difficoltosa.
Anonimo: Com'è... cosa vuol dire cazzutissimo, secondo te?
Deborah Bergamini: A cazzo dritto.
Anonimo: Ah.
Deborah Bergamini: Cioè che è molto det... molto, molto, molto determinato.
Anonimo: Quindi uno che adesso vuole pesare sulla RAI.
Deborah Bergamini: Eh, senti, il fatto che ci abbia convocati tutti, così presto, tutti insieme come non fa da... mai. Io non ho mai partecipato da quando sono in azienda a un incontro... diciamo... degli stati generali, e qualcosa significa sicuramente.
Anonimo: Eh, forse vuol dire soltanto che ha voglia di ricaricarvi e che però ha paura di perdere il controllo.
Deborah Bergamini: Eh, può darsi, però in quel caso devo ritornare... cioè, forse è bene che dop... [incomprensibile] i problemi. Ora che tu ti carichi... però adesso parliamo di cose serie, cioè, vediamo, insomma...
Anonimo: No, secondo me... secondo me se lui decide questa strategia... come dire... eh... secondo me... dipende se dopo lui è in grado di portarla...
Deborah Bergamini: Esatto.
Anonimo: ... a chiusura veramente. Cioè, se lui dice facciamo la strategia del cazzo duro, tu devi seguire.
Deborah Bergamini: Eh, sì, sì.
Anonimo: Nel senso... però il problema è che dopo non è più quello che dicevi tu, che lui dopo non riesce più a sospingere... come dire... portava avanti progetti perché tanto non lo boicottano.
Deborah Bergamini: Eh, lo so.
Anonimo: Se fa cazzo duro tra di voi e basta, fa schifo. Se no, allora, andiamo a picchiare, picchiamo.

venerdì 22 luglio 2011

Papa e Tedesco, ecco cosa dicono i numeri

Valutazione post: 
Alfonso Papa (PdL) e Alberto Tedesco (Misto)

Il "derby degli arresti" tra Camera e Senato, tra il PdL Papa e l'ex PD Tedesco termina, con un risultato del tutto inaspettato, che sta generando reazioni contradditorie e confuse nell'opinione pubblica e nella stessa classe politica italiana.
Alla Camera dei Deputati la mozione per l'arresto di Alfonso Papa è stata approvata, malgrado l'opposizione della maggioranza e del Governo; al Senato della Repubblica l'identica mozione per l'arresto di Alberto Tedesco è stata respinta, malgrado la volontà di Tedesco stesso e del partito a cui apparteneva, il PD. Entrambe le votazioni si sono tenute a scrutinio segreto, impedendo di comprendere con chiarezza chi ha votato cosa e dando adito dunque alle più sfrenate speculazioni.

Le prime reazioni, generate tanto dall'esito del voto quanto dalle precedenti dichiarazioni dei partiti e inserite in un contesto di generale indignazione verso la cosiddetta Casta esacerbato anche dalle misure dell'ultima finanziaria, sono improntate al sospetto quando non addirittura all'aperta condanna.
Condanna da parte del PdL per quello che è stato vissuto come un tradimento della Lega, condanna da parte dell'opinione pubblica per il PdL che viene visto come il più strenuo difensone dei privilegi della Casta, forti sospetti per l'esito della votazione al Senato su Tedesco, sospetti che sfiorano pressoché ogni forza politica ma lambiscono il Partito Democratico con maggiore insistenza.
Di fatto le votazioni del 20 luglio 2011 paiono sancire una sconfitta generalizzata di tutta la politica, dal momento che nessun partito pare riuscire ad uscirne libero da sospetti e dicerie. Soprattutto, non si riesce ad applicare la logica del cui prodest: una situazione in cui Tedesco è libero e Papa incarcerato a chi potrebbe giovare?

Sicuramente esce con le ossa rotte il PdL: malgrado si trovi nella posizione più in grado di ispirare simpatia in un'opinione pubblica esasperata dai privilegi della Casta - il proprio esponente arrestato, quello del PD salvato - di fatto l'esplicitazione di una posizione garantista a oltranza, unita alle dichiarazioni del Presidente del Consiglio a valle del voto, lascia ben intendere come il PdL abbia in realtà subito le votazioni e non ne sia stato invece artefice.

La prima pagina di Libero
del 20/07/2011

Se il PdL piange, il PD certo non ride: l'esito della votazione di fatto pare il migliore possibile per la formazione di Bersani, e i sospetti di un atteggiamento giustizialista a corrente alternata sono quasi naturali... e la stampa di destra non ha esitato ad affondare il coltello. Per di più, il PD si è dimostrato talmente tante volte incapace di cogliere l'umore della gente - propri simpatizzanti compresi - da rendere lo scenario di un voto difforme tra Camera e Senato per nulla campato in aria.

D'altra parte, il vicolo cieco mediatico creatosi al Senato per il PD appare quasi apparecchiato ad arte: se il Partito Democratico potrebbe aver tradito le proprie dichiarazioni di voto per salvare un proprio (ex) esponente, altrettanto potrebbe aver fatto la Lega Nord, o addirittura parte del PdL, apposta per creare questo artificio mediatico. Potrebbe aver votato contro l'arresto il centro, per avvantaggiarsi contro entrambi i partiti maggiori. Potrebbe aver addirittura, ma qui ci si sposta progressivamente verso la fantapolitica, votato contro l'arresto l'IdV, per screditare un alleato con il quale ha sempre avuto un rapporto conflittuale.

Le ipotesi fioriscono in maniera incontrollata sui mezzi di informazione, rendendo via via più complesso riconoscere le reali motivazioni delle forze politiche dalle mere speculazioni.

Eppure, i - pochi - fatti a disposizione dovrebbero permettere di fare maggiore chiarezza sul tema, e dare maggiori indicazioni sugli orientamenti di voto delle varie forze politiche.
I punti da cui partire sono i seguenti:
  • La votazione è stata a scrutinio segreto su richiesta di determinati parlamentari; la regola del cui prodest può quindi essere applicata a questa richiesta
  • I rapporti di forza tra Camera e Senato sono molto diversi tra loro: alla Camera vi sono 315 membri (50,00%) ascrivibili alla maggioranza, 290 (46,03%) all'opposizione e 25 (3,97%) nel gruppo misto; al Senato vi sono 167 membri (52,02%) ascrivibili alla maggioranza, 144 (44,86%) all'opposizione e 10 (3,12%) nel misto
  • la votazine al Senato si è svolta prima di quella alla Camera; La Repubblica lancia le due notizie rispettivamente alle 18:36 e alle 18:50, l'ANSA alle 18:56 e alle 19:10

Il primo punto riguarda il voto segreto, ed i resoconti di Camera e Senato sono esenziali per comprendere chi abbia fatto le richieste.
A questo link è reperibile il resoconto della seduta alla Camera dei Deputati. In questo ramo del Parlamento hanno esplicitamente parlato contro il voto segreto Leoluca Orlando e Ignazio Messina per l'IdV, Antonino Lo Presti e Benedetto Della Vedova per il FLITP, Pierluigi Mantini e Pierferdinando Casini (UDCTP), Marilena Samperi, Alessandro Maran e Dario Franceschini (PD). Al contrario si sono mostrati a favore del voto segreto Silvano Moffa (PT), Maurizio Paniz e Fabrizio Cicchitto (PdL).
A questo link è invece disponibile il resoconto della seduta del Senato della Repubblica; emerge chiaramente come lo stesso Tedesco, su cui si votava, fosse contro lo scrutinio segreto, così come si era scagliato contro la votazione segreta il capogruppo del PD Anna Finocchiaro; sono stati invece gli esponenti del PdL Gaetano Quagliariello e Marcello Pera.
In entrambi i rami del Parlamento si possono individuare schemi ricorrenti: il silenzio della Lega Nord sul tema del voto segreto, le forze filoberlusconiane (PdL e PT/CN) a favore, le opposizioni contro, la richiesta di voto segreto depositata dal PdL.
Sapendo che la votazione a scrutinio segreto sarebbe stata un vero e proprio boomerang dal punto di vista mediatico, perché il PdL l'ha proposta, per di più esponendosi direttamente sia alla Camera che al Senato?
In realtà, esaminando la situazione politica attuale, si scopre che i motivi per una simile scelta abbondavano. In primo luogo, la Lega Nord: i continui dietrofront di Bossi sul voto per Alfonso Papa, stretto tra i vincoli di alleanza a Berlusconi e l'esasperazione della base, erano la forte spia di un certo imbarazzo da parte del Carroccio, imbarazzo che sarebbe stato forse troppo duro da affrontare in caso di votazione palese. Secondariamente, gli scambi di palazzo: non è un mistero che il PdL contava su diversi franchi tiratori di PD e UdC per tentare di salvare Papa. Infine, la possibilità di applicare una sorta di livella sulle votazioni: con il voto segreto, con le indicazioni di partito venute meno, diventa assai più facile addossare all'intera Aula la responsabilità dell'esito del voto.

Invece, non tutto è andato come voleva il PdL: alla Camera le opposizioni hanno forzato la mano alla Lega Nord utilizzando uno stratagemma per rendere palese il proprio voto, ovvero infilare nel pozzetto del pulsante un solo dito, lasciando le altre bene in vista, in modo da rendere evidente il bottone schiacciato.

Composizione dei gruppi alla Camera dei Deputati

I numeri della Camera parlano infatti chiaro: 319 voti favorevoli all'arresto, 293 contrari, e nessun astenuto sui 612 presenti (il Presidente Fini non ha votato). Gli assenti erano così ripartiti: 3 per la Lega Nord Padania, 4 per il Gruppo Misto, 3 per l'UdC, 4 per il PdL e 3 - a cui bisogna aggiungere il Presidente Fini - per FLI. Ranghi completi per PD, IdV e PT. Poiché alla Camera il voto delle opposizioni è stato esplicitato dal "trucco del dito", la somma dei presenti di PD, IdV, FLI e UdC può essere conteggiata come favorevole all'arresto di Papa, totalizzando 283 voti; dei 36 voti residui, sicuramente una parte sono giunti dal Gruppo Misto, dove ad esempio l'ApI di Rutelli aveva annunciato il proprio voto a favore dell'arresto, ma si evidenzia una netta spaccatura della Lega Nord, dove circa una trentina di deputati ha votato a favore dell'arresto e metà contro. Di fatto il gruppo padano si è spezzato letteralmente in due tronconi di analoghe dimensioni, cosa che lascia presagire scintille nell'immediato futuro del partito.

La situazione al Senato è stata piuttosto differente. Lì le opposizioni non hanno scelto alcuna strategia per evidenziare il proprio voto, rendendo di fatto molto complesso comprendere chi ha votato a favore dell'arresto di Tedesco e chi contro.

Composizione dei gruppi al Senato della Repubblica

La votazione si è conclusa con 127 voti a favore, 151 contrari e 11 astenuti sui 290 presenti (il Presidente Schifani non votava). La maggioranza era quindi fissata a 145 voti. Gli assenti erano così ripartiti: 5 per il Gruppo Misto, 3 per la Lega Nord Padania, 5 per il Partito Democratico, 13 per il Popolo della Libertà e 5 per UDC, SVP e Autonomie. Alla maggioranza bisognava poi togliere un'unità in quanto Schifani, presidente, non votava.
La somma dei gruppi parlamentari di opposizione arrivava quindi a 134 voti, mentre la somma dei gruppi di maggioranza raggiungeva quota 150. A questi si andavano a sommare i 5 membri residui del Misto. L'opposizione quindi non avrebbe mai potuto garantire l'arresto di Tedesco solo con i propri voti. L'obiettivo era invece raggiungibile se si conteggiavano i voti della Lega Nord, che aveva annunciato parere favorevole all'arresto.
L'ipotesi di lettura più semplice è quindi proprio quella di una maggioranza compatta e coesa contro l'arresto, malgrado le dichiarazioni della Lega Nord, e di un'opposizione che invece lasciava qualche scampolo all'astensione, con il Misto che chiudeva l'astensione e riempiva la casella del voto contrario eccedente.
Il fatto che il voto contrario abbia raggiunto praticamente le dimensioni della maggioranza parlamentare (con l'eccedenza compresa nel "cuscinetto" del Gruppo Misto) è forse il miglior indicatore su quale sia stata la composizione del voto: pensare che vi siano stati voti a favore dell'arresto nella Lega Nord e contrari nell'opposizione è un'ipotesi che deve rispettare il vincolo della pressoché totale eguaglianza dei gruppi di dissidenti da una parte e dall'altra; una coincidenza più unica che rara, a meno di non impelagarsi in teorie complottiste di dubbia validità, dal momento che avrebbero dovuto vedere per forza di cose Lega e opposizione dalla stessa parte. Con questo scenario, la Lega Nord si sarebbe messa fattualmente contro il PdL, ma mediaticamente - proprio grazie al fatto che non vi può essere certezza assoluta su chi abbia votato cosa - ne avrebbe fatto il gioco, avendo modo di accusare il PD di aver salvato il proprio esponente.

La prima pagina de La Padania
del 20/07/2011

In realtà, a valle del voto, è arrivata la dichiarazione del senatore PD Lucio D'Ubaldo che avrebbe dichiarato il suo voto contro l'arresto di Tedesco, e come lui, dice, si sarebbe comportata un'altra quindicina di senatori PD. Se queste affermazioni fossero corrette, si deve stimare che una quota uguale di senatori della maggioranza - presumibilmente della Lega Nord - abbiano invece votato a favore dell'arresto, evidenziando quindi una spaccatura tanto nel PD quanto nella Lega. Ammettendo tale divisione nella Lega Nord, il PD sarebbe stato a questo punto determinante? La conta si gioca sul filo di lana, ed in particolare sulle astensioni: se almeno quattro dei sette voti di astensione atrtibuibili all'opposizione fossero stati del PD, allora i 15 leghisti avrebbero veramente potuto ribaltare le sorti del voto in caso di PD coeso; in caso contrario, nemmeno una tale cifra sarebbe stata sufficiente (lo sarebbe stata conteggiando invece l'opposizione nel suo complesso).
La dichiarazione di D'Ubaldo, pertanto, risulta doppiamente autolesionista per il PD, o meglio aggiunge la beffa al danno: evidenzia una spaccatura nel partito senza che tale spaccatura fosse nemmeno poi così sicuramente determinante nell condizionare l'esito del voto...

Il principale dubbio riguarda il perché al Senato le opposizioni non hanno palesato il loro voto come alla Camera. Qui entra in gioco il tema delle tempistiche: la votazione della Camera è stata successiva a quella del Senato.
Non potendo essere certa della composizione del voto al Senato - proprio per la scelta dell'opposizione di non mostrare il proprio voto - la maggioranza sembra di fatto essere caduta in una trappola: ha ipotizzato franchi tiratori nell'opposizione, ha ipotizzato che il PD accettasse sostanzialmente "lo scambio di prigionieri" o che l'UdC non dimenticasse le proprie origini democristiane e ha fatto probabilmente sì che diversi leghisti si siano sentiti più liberi di votare per l'arresto di Papa, ponendo quindi le basi per il clamoroso risultato della votazione di Montecitorio... pagando il prezzo però di un'esposizione mediatica negativa sui voti del Senato: la Lega ha fatto in modo che la maggioranza avesse la sua vittima sacrificale, purificatrice, sull'altare dell'opinione pubblica, e al Senato non ha permesso che l'opposizione potesse vantare la propria, anche grazie ai differenti rapporti di forza tra le coalizioni nei due rami del Parlamento.

Un passaggio che lascia intravedere sviuppi politici reali è infine la consistenza del voto a favore dell'arresto di Papa alla Camera: quota 319 costituisce la maggioranza assoluta dei voti, per altro una maggioranza paragonabile con quella con cui Berlusconi ha governato negli ultimi mesi.
La dimostrazione che un'altra maggioranza, almeno su determinati temi, è possibile.

lunedì 18 luglio 2011

Dati AGCom giugno 2011

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Logo dell'AGCom

Se maggio è stato il mese delle amministrative, giugno si può ben dire che sia stato il mese dei referendum su acqua, nucleare e legittimo impedimento, dal momento che la campagna elettorale per le consultazioni e l'analisi dello straordinario risultato raggiunto hanno tenuto banco, mediaticamente parlando, per l'intero mese.
Da alcuni giorni sono disponibili i dati AGCom relativi al pluralismo politico e istituzionale di questo sesto mese del 2011.

Il dato dell'informazione complessiva continua sull'anomalia registrata a maggio: sebbene in risalita a quasi 170 ore in giugno rispetto alle 154 del mese precedente, il valore è ancora piuttosto basso, circa 10 ore in meno della media ottenuta sui primi sei mesi dell'anno. Che i mesi elettorali siano anche tra i meno coperti televisivamente è un dato rilevante; l'analisi di casistiche future, ad iniziare dalle prossime elezioni regionali in Molise, permetterà di capire se vi è una correlazione tra l'esito degli appuntamenti elettorali e la loro copertura mediatica.

Dati AGCom giugno 2011

Giugno è il mese della Lega Nord e dell'Italia dei Valori, stando ai numeri. La formazione di Bossi supera il PD e diventa secondo partito in TV, mentre Di Pietro raccoglie i frutti dell'appoggio al referendum per raggranellare percentuali rilevanti dopo la sostanziale stabilità dei mesi scorsi. Soffre il PD, che ottiene il suo peggior risultato da inizio anno, mentre il PdL in discesa si riavvicina a quote che gli sono più consone.

Dati AGCom giugno 2011 aggregati per
Istituzioni - Maggioranza - Opposizione

Osservando l'istogramma della ripartizione temporale tra istituzioni, maggioranza e opposizione si nota un maggiore come le prime abbiano ripreso il loro ruolo di parte dominante in TV, e di unica sopra la media (41,42%, comunque il secondo risultato più basso da inizio anno). A farne le spese è l'opposizione, relegata a meno del 27% del tempo, mentre la maggioranza appare sostanzialmente in linea con i dettami della par condicio al 32%. Il Presidente del Consiglio passa da 10 a 25 ore di presenza televisiva, mentre il Governo sale da 18 a 24; un incremento di oltre 30 ore che di fatto riempie completamente l'incremento complessivo di tempo di informazione tra maggio e giugno.

Dati AGCom 2011 aggregati per
Istituzioni - Maggioranza - Opposizione

Osservando l'andamento mensile del dato, giugno risulta essere il secondo periodo più equilibrato dell'anno, dopo maggio. Pare - ma saranno i prossimi mesi a delinare il quadro con maggiore chiarezza - tuttavia che la situzione verso cui ci si sta muovendo veda l'opposizione come unica vittima dell'ingombranza mediatica istituzionale: se ad inizio anno era la maggioranza parlamentare a fare maggiormente le spese dello strapotere di Governo e Presidente del Consiglio, a giugno è l'opposizione a vedere ridotti i propri spazi. Questa nuova situazione è per molti versi peggiore di quella vecchia a parità di proporzioni numeriche, in quanto maggioranza e istituzioni hanno lo stesso colore politico, mentre la quota dell'opposizione è di fatto l'unica legata al dissenso vero e proprio.
L'aumento dell'area istituzionale è dovuto espressamente ad una ripresa del campo da parte di Governo e - soprattutto - Presidente del Consiglio, che passano dal 18,72% di maggio al 28,66%; nell'opposizione è invece il calo del PD a tenere banco: la formazione di Bersani scende al 10,87% del tempo complessivo, il valore più basso da inizio anno, mentre la somma di IdV e SEL si aggira sempre tra il 9% ed il 10%.

Dati AGCom giugno 2011 aggregati per
area politico-culturale

Andando a vedere l'istogramma della distribuzione del tempo politico-istituzionale dei TG in termini di area, si nota come i rapporti tra i poli siano sostanzialmente gli stessi di maggio, e anzi con un lieve incremento del fronte progressita. Si assiste invece ad un vero e proprio terremoto interno all'ala conservatrice dello schieramento: il PdL subisce un violentissimo ridimensionamento, e con esso l'area di centrodestra, laddove la Lega Nord diventa secondo schieramento in termini di presenza mediatica, portando l'area di destra a livelli mai raggiunti prima durante l'anno.
Da rimarcare, inoltre, il fatto che le formazioni di sinistra - trainate principalmente dalla Federazione dei Verdi - abbiano per la primaa volta superato il punto percentuale, sull'onda emotiva della vittoria referendaria.
Le forze di centro, infine, appaiono in lieve risalita ma sempre in sofferenza, stabili appena sopra il 5% del tempo complessivo.

Dati AGCom 2011 aggregati per
area politico-culturale

I telegiornali più generosi con le istituzioni, Governo e Presidente del Consiglio in primis, sono stati Studio Aperto e RaiNews24, laddove MTV Flash ed il TGLa7 hanno dato più ampio rilievo alla maggioranza e ancora MTV Flash e TG3 all'opposizione.
Rainews24 e Studio Aperto si sono inoltre dimostrate le testate che si sono mostrate più sensibili al dilagare mediatico della Lega Nord, mentre il TG4 ed il TGLa7 hanno raccolto, sempre nello schieramento conservatore, le istanze del PdL.
TG2 e TG5 sono stati i telegiornali più generosi con le formazioni centriste, mentre TG1 e SkyTG24 sono stati nel mese di giugno i capisaldi del centrosinistra.

Dati AGCom 2011 aggregati per mese

La tabella che mostra l'evoluzione mensile delle singole forze politiche e dei singoli enti istituzionali non fa che evidenziare i temi salienti del mese: l'avanzata della Lega e quella dell'Italia dei Valori, il ridimensionamento del PdL, il crollo del PD e la ripresa di Presidente del Consiglio e Governo.
Tali dati, naturalmente, devono essere soppesati sugli eventi intercorsi nel mese, ovvero gli ultimi strascichi del ballottaggio delle amministrative, e soprattutto le consultazioni referendarie. Si può ben indovinare come i referendum sia stati usati dai telegiornali come un nervo scoperto su cui incalzare Bossi ed il Presidente del Consiglio Berlusconi, che si erano spesi in prima persona contro il raggiungimento del quorum; di contrappunto, i veri vincitori a livello partitico dei referenudm sono stati i dipietristi. Le altre forze appaiono in calo in quanto non direttamente coinvolte nella questione referendaria.

A livello di aderenza alle norme della par condicio, i telegiornali che nel mese di giugno sono apparsi più meritevoli sono stati SkyTG24, MTV Flash e TG3, mentre fanalino di coda risulta essere Studio Aperto, secondo una situazione generale che pare ormai cristallizzata.

Il miglioramento della situazione di maggio pare dunque essersi trattato solo di un fenomeno temporaneo prettamente legato alle scadenze elettorali: una volte chiusesi queste la TV italiana torna a divaricare la forbice tra le presenze mediatiche di istituzioni, maggioranza e opposizione, a netto svantaggio di quest'ultima. Vedremo se il mese di luglio - con l'approvazione della finanziaria, il caso Papa e la crisi del debito - confermerà una volta di più questa tendenza.

giovedì 14 luglio 2011

Tutte le TV del Presidente (Parte III)

Valutazione post: 
Francesco Pionati (ex vicedirettore del TG1)


DISCLAIMER: gli stralci che seguono fanno parte, in formato audio, dell'inchiesta La Struttura Delta in RAI condotta da La Repubblica e riprendono le intercettazioni telefoniche rilevate nell'ambito dell'inchiesta sulla bancarotta della HDC-Datamedia. Il post sarà cancellato qualora dovesse emergere l'illegalità di tali pubblicazioni.


03/04/2005 - Intercettazione telefonica tra Deborah Bergamini (Direttore Marketing della RAI) e Francesco Pionati (Vicedirettore del TG1)

Deborah Bergamini: Pronto?
Francesco Pionati: Deborina, Francesco Pionati.
Deborah Bergamini: Ciao Francesco, come stai?.
Francesco Pionati: Eh, insomma, speriamo bene, ci prepariamo a una bella botta, domani, secondo me.
Deborah Bergamini: Eh, anche secondo me, anche secondo me.
Francesco Pionati: Cioè, mi dicono undici a due, finisce. Se è così, credo sarà un mezzo terremoto.
Deborah Bergamini: Sì, così risulta anche a me, per il momento, eh...
Francesco Pionati: Senti, ma dopo che ci prepariamo, all'ondata violenta sull'azienda?
Deborah Bergamini: Uhm... cioè, no, non lo so, non lo so perché non è un tema neanche all'ordine del giorno, questa situazione, però...
Francesco Pionati: Comunque diciamo che tu, fatti capo di una squadra che poi comunque si ripropone al Presidente, che saggiamente qui io quando c'ho parlato... vabbé, a prescindere degli impegni personali che ha preso con me che sperò manterrà perché ha avuto 'sto periodo che sicuramente non è stato dei più facili per gestire, quindi... quello mi raccomando che tu glielo ricordi per evitare che mi scoraggi, però il ragionamento è che la ripresa politica sua passa per un riassetto complessivo, cioè lui deve potenziare le strutture che lo sostengono, se no qua...
Deborah Bergamini: Per forza... per forza, deve dargli un senso, più che altro.
Francesco Pionati: Ecco, cioè, il problema è che qua... eh.. le regionali si potrà tamponare, anche questa storia del Papa, insomma, tutta la...
Deborah Bergamini: Sì, sì...
Francesco Pionati: ... però comunque...
Deborah Bergamini: ... però il segnale...
Francesco Pionati: Eh, come fai? Tu vai a perdere le politiche, e non penso che lui sia uomo che va a fare battaglie per perderle.
Deborah Bergamini: No.
Francesco Pionati: E per vincerle deve rimettere in posizione tutti i pezzi di batteria.
Deborah Bergamini: Assolutamente sì.
Francesco Pionati: Io gliel'ho detto, molto chiaramente, ti ripeto, però... poi devi fare tu a nome nostro questo discorso e dire riprogrammiamo l'azienda...
Deborah Bergamini: Totalmente.
Francesco Pionati: ... nei punti dove tu poi dovrai fare forza e noi venire alla conquista con te.
Deborah Bergamini: Ma questo... il ragionamento è già stato fa... glielo abbiamo fatto tutti. Quindi credo che lui sia cosciente e soprattutto vo... intenda farlo.
Francesco Pionati: Sì, che mi faccia un elenco di persone, dopodiché le posiziona come gli pare nel suo interesse, però metta un po' di limiti... onestamente credo di essere stato uno degli ult... dei pochi che l'ha difeso sempre e comunque, l'ha rappresentato sempre al meglio fregandosene della marea di attacchi e veleni che m'hanno tirato addosso.
Deborah Bergamini: Ma non c'è dubbio...
Francesco Pionati: Però, insomma, dobbiamo organizzarci, perché...
Deborah Bergamini: Sì, sì, ma stiamo...
Francesco Pionati: ... ci son dei quadri in giro in RAI che fanno proprio ridere i polli, che non fanno ascolti, non portano voti, non portano consenso, ma che dobbiamo... testate abbandonate a sé stesse... insomma, dai, eh!
Deborah Bergamini: Sono d'accordo totalmente con te e questo quadro glielo abbiamo descritto in dettaglio.
Francesco Pionati: Appena puoi, dopo il voto, con calma, dopo la sfuriata, ricordagli le questioni mie, sondalo se è sempre ben disposto nei miei confronti, cosa che è fondamentale per la motivazione...
Deborah Bergamini: Ma certo!
Francesco Pionati: ... psicologica, e poi invitalo a fare quello che... che vuole, ma insomma a dare un bel riassetto all'azienda. In ogni caso, in Consiglio se ne parlerà dopo maggio, immagino, no? [incomprensibile] la cosa importante è che lui dia un indirizzo di movimento a tutti. Le posizioni, le linee, e poi si va a fare la guerra...
Deborah Bergamini: ... vera.
Francesco Pionati: Esatto, esatto.
Deborah Bergamini: La guerra finale.
Francesco Pionati: Quella per la sopravvivenza. Questo è un episodio triste, sarà doloroso, ma è un episodio. Però l'importante...
Deborah Bergamini: Però l'importante è salutare, guarda...
Francesco Pionati: Ah, ma quello lo penso anch'io. Però ci son stati già i segnali, a me è questo che preoccupa, io quello che dico... il presidente, no, per... col bene e l'affetto che gli voglio, la stima, lo vedo sempre molto lucido nell'analisi, quando lo incontro...
Deborah Bergamini: ... ma poi non nei provvedimenti.
Francesco Pionati: ... e poi non nelle conseguenze. Cioè, è questo... cioè, per levare Mentana da Canale 5 c'ha messo tre anni, ci poteva mettere tre giorni.
Deborah Beragmini: Certo.
Francesco Pionati: Non vorrei che lo stesso poi lo [incomprensibile] qui, questa è un'azienda, non è che puoi... cioè, deve operare e basta, fidandosi del suo istinto e non delle cinquantamila cose che gli vanno a dire i consiglieri, chi lo tira da una parte, chi da un'altra...
Deborah Bergamini: Sì, sì, è vero...
Francesco Pionati: Si fida [incomprensibile] tu sei la sua...
Deborah Bergamini: ... della sua pancia.
Francesco Pionati: E bravo, questo mi piace, non mi piace, la Bergamini è stata delegata a fare certe cose, quello che mi dice faccio, e vai avanti. Se no, qua non se ne esce. Comunque su, prepariamoci per un giorno alla volta.

05/04/2005 - Intercettazione telefonica tra Carlo Nardello (Direttore Marketing Strategico della RAI) e Deborah Bergamini (Direttore Marketing della RAI)

Deborah Bergamini: Pronto?
Carlo Nardello: Eccoti!
Deborah Bergamini: Come va?
Carlo Nardello: Bene, ho sentito Crespi.
Deborah Bergamini: Che ha detto?
Carlo Nardello: Ha detto che si è riinnamorato del tuo capo.
Deborah Bergamini: Oh, davvero?
Carlo Nardello: Sì, ha detto che è pronto a lavorare per lui.
Deborah Bergamini: Ma veramente?
Carlo Nardello: Sì, dice solamente... un cenno... che lui dice che gli vuol bene, che... insomma, che da solidarietà all'amico Crespi, e ritorna a lavorare per lui, perché c'è il problema con Fiorani...
Deborah Bergamini: Accidenti!
Carlo Nardello: Questa cosa di oggi l'ha richiamato alle armi, questa scesa in campo a Ballarò, ha detto, è stato coraggioso, poco preparato però coraggioso a richiamare il suo popolo alle armi.
Deborah Bergamini: Allora domani scriviamo che è stato bravo, e che...
Carlo Nardello: No, però... cioè... dice... è stato impreparato, gli danno i dati falsi e non può andare così a combattere l'opposizione. Però ha detto Crespi, mi fa un lancio in cui tutela la mia famiglia da questa famiglia... da questa cosa, dice, mi da l'amicizia a Crespi e io torno come un agnellino a lavorare per lui. Questo è il senso di tutte le sue parole, sai che io sintetizzo mezz'ora in tre parole, eh.
Deborah Bergamini: Va bene, ho capito, ho capito.

07/04/2005 - Intercettazione telefonica tra Deborah Bergamini (Direttore Marketing della RAI) e Francesco Pionati (Vicedirettore del TG1)

Deborah Bergamini: Pronto?
Francesco Pionati: Deborina, Francesco Pionati.
Deborah Bergamini: Ciao Francesco.
Francesco Pionati: Ti chiamo... ovviamente... in questi momenti immagino che non ci siano novità, per ora, perché...
Deborah Bergamini: No, io non sono ancora riuscita a parlarci... cioè, a parlarci con... compiutezza. Per cui...
Francesco Pionati: Sì, sì...
Deborah Bergamini: ... devo chiedere ancora qualche...
Francesco Pionati: Comunque, oggi sentendo un idiota in seconda pagina...
Deborah Bergamini: Sì, l'ho visto, l'ho visto.
Francesco Pionati: Eh... [incomprensibile] una roba che... ho chiamato Bechis, mi sono incazzato, come...
Deborah Bergamini: Senti, io dovrei poterti dire qualcosa di nuovo nel giro dei prossimi giorni, non so quando.
Francesco Pionati: Sì, sì, va bene, allora ci sentiamo...
Deborah Bergamini: Ma certo.
Francesco Pionati: ... per cose nuove, l'importante è che siano [incomprensibile]
Deborah Bergamini: Assol... ma figurati, io l'ho letto, quel pezzo, ho detto vabbé, ciao...
Francesco Pionati: Sì, no, ma proprio... che poi è una cazzola che ha scritto [incomprensibile].
Deborah Bergamini: Chi, Travaglio?
Francesco Pionati: Travaglio, sì, sì, sì.
Deborah Bergamini: Uhm. Figurati...
Francesco Pionati: Che ha attaccato pure... sì, insomma, dai... Proprio, è penoso. Sconcio. [incomprensibile] L'importante è che il Presidente ci guardi, che scrive...
Deborah Bergamini: Ma certo...
Francesco Pionati: Io non voglio altro che fare la guerra, cioè, ho proprio la voglia fisica di fare la guerra...
Deborah Bergamini: A chi lo dici...
Francesco Pionati: Perché ero scocciato, guarda...
Deborah Bergamini: A chi lo dici...
Francesco Pionati: Ce ne andremo... un paracadute ce lo troverà, da qualche parte...
Deborah Bergamini: Ma quello non c'è alcun dubbio... ma poi guarda, siamo più di quelli che crediamo, eh.
Francesco Pionati: Eh, immagino. Su questo non ho il minimo dubbio.
Deborah Bergamini: Questo è.
Francesco Pionati: Io ho visto la risposta che ha avuto l'associazione... ero in attesa, quindi, dopo [incomprensibile] questo, mi avvicino e ci faccio, cari, mandacela alla stampa il prima possibile. Un bacio.
Deborah Bergamini: Un abbraccio, ciao.
Francesco Pionati: Ciao, bella, ciao.

09/04/2005 - Intercettazione telefonica tra Deborah Bergamini (Direttore Marketing della RAI) e Francesco Pionati (Vicedirettore del TG1)

Deborah Bergamini: Pronto?
Francesco Pionati: Deborah, Francesco
Deborah Bergamini: Ciao Francesco, come stai?
Francesco Pionati: Bene, bella, tu hai visto che sul... che t'hanno pizzicato pure a te sul Foglio?
Deborah Bergamini: Oh, no, che dicono?
Francesco Pionati: Mah, cazzate... un pezzo, non so di chi sul nuovo consiglio d'amministrazione RAI. Va' beh, fanno tutte proposte ridicole, giustamente, di provocazione, tipo la Ventura, qua e là... poi in un passaggio la Bergamini che scherzando che sta lì a fare la spia...
Deborah Bergamini: Ah.
Francesco Pionati: Eh, proprio, guarda... Ma è Ferrara, perché è così stronzo, abbastanza stronzetto, nei nostri confronti, eh.
Deborah Bergamini: Non lo so, veramente, guarda.
Francesco Pionati: Senti tesorino. Allora, volevo... in senso professionale eh... volevo dire, col Presidente io non ho mai avuto abboccamenti, io ho saputo da Clemente, parlando, che entro martedì, mercoledì, si dovrebbero decidere le corrispondenze estere.
Deborah Bergamini: Ah.
Francesco Pionati: Eh, e la cosa potrebbe anche interessarmi, se non ci sono, diciamo, altre forme di sicurezza, di incentivo da parte del Presidente, di organizzazione del gruppo, che ti devo dire. Lui dice che Parigi è stata già assegnata a...
Deborah Bergamini: A Capranica?
Francesco Pionati: A Capanica, sostanzialmente, e quindi invece Londra e Berlino sarebbero libere.
Deborah Bergamini: Sì.
Francesco Pionati: Tu che pensi, ci... potremmo avere un via libera dal Presidente, oppure lui non è d'accordo, non so...
Deborah Bergamini: Andresti là, tu?
Francesco Pionati: Eh, non lo so, insomma, per far qualcosa in più... non... io... ovviamente la mia tendenza è di restare e combattere, come tu sai, tutta un'altra idea, però, se non arrivano segnali di nessun tipo, qua sembra che siamo già arrivati all'8 settembre, tutti che se la danno, tutti che... non lo so, non vorrei rimanere l'ultimo dei fessi, che rima... che aspetta lì che arrivano i nemici, insomma, dai. Tu che dici?
Deborah Bergamini: Senti, io... non lo so... mi sembra un po'... sì, boh, per carità...
Francesco Pionati: No, a me non piace, è una cosa che faccio controvoglia, però... non vorrei che la cosa è partita da Clemente come tentativo di rafforzare sé stesso offrendo la mia testa all'avversario, dice, così mi tolgo dalle balle Pionati...
Deborah Bergamini: Sì.
Francesco Pionati: ... così fate i buoni con me, non lo so.
Deborah Bergamini: Guarda, io non ho mai sentito un'ipotesi simile...
Francesco Pionati: ... del genere...
Deborah Bergamini: ... ora, francamente non saprei. Forse è meglio fare una verifica.
Francesco Pionati: Ma non con Clemente, col Presidente!
Deborah Bergamini: Sì, sì, eh beh, certo.
Francesco Pionati: Eh, certo, certo, certamente... è lui che vuole prendere... come ci vuole posizionare, che di vuole di'... e adesso dovrebbe dare seguito a... insomma, agli impegni a fare squadra, in che modo farlo, darci pure una soluzione, come dicevo, cioè, qua se le cose poi vanno male... insomma, una collocazione ce la deve dare sì, per chi rimane qua con 'sti... cioè, già questi, una banda di mascalzoni, cominciano già a fare nomi, minacce velate... i veri fascisti in Italia sono loro, io l'ho sempre detto e lo sostengo pubblicamente, insomma... la mia idea è chiara, tanto per essere chiari come ha fatto con Forza Italia dovrebbe fare con la RAI, il Presidente, questo è il ragionamento, cioè dire, ragazzi, qua siamo... quanti siamo... dieci? Ci vediamo una sera, ci organizziamo...
Deborah Bergamini: Sì, sì, ma infatti ci piacerebbe moltissimo fare questo.
Francesco Pionati: E questo dev'essere, perché se no ci dai la benedizione, ci carichi e ci mandi avanti, perché così, rimanere... anche la mancanza in questi giorni di segnali è brutta, perché... come se tu avessi tagliato le linee col quartier generale... dici, che cavolo succede...
Deborah Bergamini: No, ma quello non... quello non è così.
Francesco Pionati: Solo, vedo un po', la preghiera che ti faccio, parlando apertis verbis col Presidente prima che puoi, dacci qualche informazione ritenendoti io, come ti ho sempre detto, il leader [incomprensibile]
Deborah Bergamini: Sei carinissimo.
Francesco Pionati: No, ma è così, perché se no, se non facciamo squadra su una persona seria come te siamo a posto.
Deborah Bergamini: Assolutamente.
Francesco Pionati: OK?
Deborah Bergamini: Va bene.
Francesco Pionati: Ti abbraccio, Deborah, e buona domenica, ciao.
Deborah Bergamini: Grazie, anche a te, ciao.

12/04/2005 - Intercettazione telefonica tra Deborah Bergamini (Direttore Marketing della RAI) e Francesco Pionati (Vicedirettore del TG1)

Deborah Bergamini: Pronto?
Francesco Pionati: Deborah, Francesco.
Deborah Bergamini: Ciao, Francesco, scusa eh, se ti ho fatto chiamare, ma io sono a Cannes e allora non avevo il tuo numero...
Francesco Pionati: Ma ci mancherebbe, ma scherzi.
Deborah Bergamini: Senti, ho parlato allora, con... il nostro...
Francesco Pionati: Sì.
Deborah Bergamini: ... e gli ho spiegato un po' la situazione. Lui ha detto, assolutamente io ho bisogno di Francesco, quindi lui ti chiamerà... ti chiamerà in giornata...
Francesco Pionati: Sì.
Deborah Bergamini: ... e quindi ha detto, no, non esiste che io... cioè, non ci deve neanche pensare. Ha detto qualsiasi genere di sommovimento fuori dai confini.
Francesco Pionati: Ho capito.
Deborah Bergamini: Per cui... ha detto, no, no, no, no, no, lo chiamerò, digli per favore che in giornata gli telefono...
Francesco Pionati: Va bene.
Deborah Bergamini: ... ma che non esiste proprio, c'è tutt'altro... tutt'altro progetto.
Francesco Pionati: Va bene, OK, grazie.
Deborah Bergamini: Te lo volevo dire, e poi magari fammi sapere se vi parlate oggi, se no...
Francesco Pionati: Va bene.
Deborah Bergamini: ... ci riaggiorniamo, OK?
Francesco Pionati: Ti ringrazio, Deborah.
Deborah Bergamini: Ma di cosa, ci mancherebbe.
Francesco Pionati: Un abbraccio, ciao Debby.
Deborah Bergamini: Ciao.
Francesco Pionati: Ciao, ciao, ciao.

13/04/2005 - Intercettazione telefonica tra Deborah Bergamini (Direttore Marketing della RAI) e un amico anonimo

Anonimo: Pronto?
Deborah Bergamini: Eccomi.
Anonimo: Bella mia!
Deborah Bergamini: Ciao!
Anonimo: Senti... no, ho visto stamattina sui giornali di nuovo grande frenesia intorno alle nomine di fine mese del cda. La mia curiosità umana è: secondo te, io sono mai entrato in discussione, lì dalle parti di Palazzo Grazioli?
Deborah Bergamini: Ah, non ne ho idea.
Anonimo: Eh, non riesci a sape...
Deborah Bergamini: Non credo, però. Cioè, non so cosa abbia fatto Letta, però non lo so. Perché me lo chiedi?
Anonimo: No, appunto, per curiosità, se sono entrato [incomprensibile] oppure no.
Deborah Bergamini: Francamente io ho fatto il lavoro dopo il vostro incontro... lui, o se no... non credo, per il cda non credo, francamente, proprio.
Anonimo: Uhm.
Deborah Bergamini: Non che io sappia.
Anonimo: E... che devo fa'? Niente.
Deborah Bergamini: Quello che dovevi fare l'hai fatto. Non c'è molto altro da fare. Sai, io non so se ti rendi conto di che cosa significa il cda della RAI fai prima a dire chi non ci vuole andare che chi ci vuole andare.
Anonimo: No, no, ma tu hai perfettamente ragione, ma come t'avevo premesso era una curiosità umana...
Deborah Bergamini: Che poi, se lui voleva farlo, il lavoro va fatto. Io non ne ho mai parlato, ovviamente, per quanto riguarda il cda, ma per altre cose, come tu sai bene...
Anonimo Sì, sì.
Deborah Bergamini: Per cui... io non so quanto entrerai in questo polverone. Ti piace proprio, eh? Sì. Boh.
Anonimo: Perché una parte della mia attività è comunque di questo tipo.
Deborah Bergamini: No, no, certo, quello sì, è solo che... mi sembra talmente improbabile l'esito, ma per chiunque, cioè... mi sembra talmente un bordello che devi valutare quanto ti convenga entrarci dentro. Solo questo, poi magari uno ce la fa, eh, per carità, cioè, non è che... tutto può essere, ma veramente tutto.
Anonimo: Uhm.
Deborah Bergamini: Però, sai... lì... la carta è quella, perché non è che ce ne siano molte altre. Siccome non siederò al tavolo...
Anonimo: ... delle elezioni, sì, certo.
Deborah Bergamini: Eh. Lì chi ci siede tu lo sai benissimo, e infatti ti sei mosso.
Anonimo: Sì, sì, sì, sì, no, ma era assolutamente chiaro, era solo appunto una... la curiosità di sapere se c'era... se era arrivato qualche segnale... ci sentiamo domani.
Deborah Bergamini: Ci sentiamo domani. Ciao.
Anonimo: Ciao, piccola, ciao ciao.
Deborah Bergamini: Ciao.

14/04/2005 - Intercettazione telefonica tra Alessio Gorla (consigliere RAI) e Deborah Bergamini (Direttore Marketing della RAI)

Alessio Gorla: Pronto?
Deborah Bergamini: Ciao, Alessio.
Alessio Gorla: Sì, ecco, ciao Deborah.
Deborah Bergamini: Volevo soltanto dire che ieri casualmente, siccome dovevo parlare con Fabrizio, poi è arrivato Mimun, dopo è salito Comanducci che doveva sistemare delle cose, insomma, ci siamo trovati. Volevo dire un momento quello che abbiamo iniziato a trattare e cosa è venuto fuori. L'orientamento dopo varie discussioni che è passato è quello, molto banale, di, ovviamente, tenere una posizione unica, raccomandare caldamente un direttore generale probabilmente nuovo dal momento che Cattaneo ha trovato l'accordo su dove andare e quindi... ormai la partita è già chiusa, quindi suggerire un direttore generale interno, possibilmente un direttore generale che siederà intorno al tavolo stasera, e non scendere a compromessi su quella figura lì perché scendere a compromessi pensando a cose di facciata, in quota a quello, in quota a quell'altro... insomma, l'ipotesi è quella di suggerire una ricerca intera, però di provata attendibilità, e poi di suggerire anche al consiglio d'amministrazione gli esterni, invece.
Alessio Gorla: La partita non la giochiamo da soli, la giochiamo in due. Se la opposizione mette interni, tu non puoi mettere esterni...
Deborah Bergamini: Quello è chiaro.
Alessio Gorla: ... perché se arriva Curzi, i nostri esterni non vedono palla, non vedono, eh.
Deborah Bergamini: Sì, quello è ovvio, quello è ovvio. Dal momento in cui ne passa uno, devono passare tutti interni. Non è uscito questo, eh, dall'incontro, eh, non è uscito questo ...
Alessio Gorla: No, no, no, lo so, lo so, lo so, lo so... guarda... io adesso preferirei se possibile magari...
Deborah Bergamini: Ti vengo a trovare?
Alessio Gorla: ... un aggiornamento alle sette e mezza con tutti. Dobbiamo uscire con delle idee chiare su quest'argomento. Dopo che Cattaneo è andato da... da... dal Dottore, Cattaneo mi ha telefonato.
Deborah Bergamini: Sì.
Alessio Gorla: Ed è ritornato un'altra volta a riproporglielo. Il che vuol dire che il Dottore glielo ha detto anche a lui, ancora.
Deborah Bergamini: Ecco, appunto.
Alessio Gorla: Se no Cattaneo non è che mi chiamava, per dirmelo.
Deborah Bergamini: Assolutamente no.
Alessio Gorla: Eh.
Deborah Bergamini: Assolutamente no.
Alessio Gorla: Detto questo, però, io devo ripetere un'altra volta ancora tutta la situazione, perché oltretutto io ho un figlio che è dirigente in Mediaset.
Deborah Bergamini: Eh lo so.
Alessio Gorla: Beh, ma ragazzi, ma potete immagina... lui è stato mio testimone di nozze. Io sono stato al battesimo del figlio. Io ho fatto quindici anni in Mediaset. Io sono tra i fondatori di Forza Italia. Cioè, hai capito, io ho una posizione che è diversa da tutti voi...
Deborah Bergamini: Ma infatti...
Alessio Gorla: ... cioè, voi avete dei rapporti col Dottore che sono più o meno forti legami, ma io... ho la famiglia, hai capito?
Deborah Bergamini: Sì, questo è vero. Quello che è uscito non è che dobbiamo candidare interni, non è te, non è questo... assolutamente non è questo...
Alessio Gorla: No, siccome Cattaneo mi ha ritelefonato ieri mattina, siccome non è un'idea di Cattaneo, sicuramente glielo ha detto il Dottore.
Deborah Bergamini: Lui è perfettamente in grado di valutare il costo rispetto al beneficio in ogni scelta che fa, no? Quindi è giusto, questo che dici te è correttissimo. Io continuo a pensare che tu sia assolutamente la persona migliore, però lo sai benissimo che cosa significa, lo sappiamo, se no si sarebbe già fatto, credo, no? Sarebbe una cosa che è già stata decisa e fatta, non c'è dubbio, perché l'unica controindicazione che c'è è di forma, non certo di contenuto, di sostanza.
Alessio Gorla: Certo.
Deborah Bergamini: E per cui... si tratta di una cosa... però l'importante è che... cioè... la cosa che mi sta a cuore, poi ne parliamo dopo...
Alessio Gorla: Sì.
Deborah Bergamini: ... è di torna... di uscire con una posizione in base alla quale noi siamo in grado di fare quello che dobbiamo, capito?
Alessio Gorla: Va bene. Fai tu il giro?
Deborah Bergamini: Eh... sì, sì, sì, faccio io.
Alessio Gorla: OK, va bene, ciao, ciao.

14/04/2005 - Intercettazione telefonica tra Deborah Bergamini (Direttore Marketing della RAI) e Francesco Pionati (Vicedirettore del TG1)

Deborah Bergamini: Pronto?
Francesco Pionati: Francesco. Ancora impegnata?
Deborah Bergamini: No, so' a cena ma non ti preoccupare. Io non sono riuscita a parlarci, se no dovevo vedere, ma come puoi immaginare non è proprio aria. Comunque puoi sentirlo perché io ieri l'altro quando c'ho parlato, insomma... ho fatto quello che dovevo... lui, stai tranquillo, se poi magari non ti ha chiamato è solo ed esclusivamente perché [incomprensibile] la situazione è quella che è.
Francesco Pionati: Ma lui è convinto, insomma, del.. del.. del lavoro...
Deborah Bergamini: Guarda, gliel'ho detto. Io gli ho detto esattamente com'è andata, ho detto accidenti ho bisogno di lui qua e ci mancherebbe altro, lo chiamo.
Francesco Pionati: Comunque noi... se tu mi consenti... ci teniamo in contatto, mi fai sapere, anche perché... se dobbiamo... io credo che lui comunque debba giocarsi anche attraverso la RAI quelle poche possibilità che ha, quindi se... se mio vuole utilizzare al meglio, può fare quello che crede.
Deborah Bergamini: Ma certo, che lo voglia non c'è dubbio, per cui adesso io poi spero che avrò occasione appena si calmano le acque di riuscire a parlare un momento, eh?
Francesco Pionati: Eh, [incomprensibile], va' beh. Ci aggiorniamo a domani, ti faccio sape' che succede in politica.
Deborah Bergamini: Eh, te ne sarei grata.
Francesco Pionati: Ma che, scherzi. Un abbraccio.
Deborah Bergamini: Ciao Francesco.
Francesco Pionati: Ciao, un abbraccio.

14/04/2005 - Intercettazione telefonica tra Carlo Nardello (Direttore Marketing Strategico della RAI) e Deborah Bergamini (Direttore Marketing della RAI)

Carlo Nardello: Pronto?
Deborah Bergamini: Eccomi.
Carlo Nardello: Che succede?
Deborah Bergamini: Niente.
Carlo Nardello: Durizza vuole andare a RAI International.
Deborah Bergamini: Bene, mandiamocelo.
Carlo Nardello: Infatti ce lo mando.
Deborah Bergamini: Bene, che ce danno in cambio?
Carlo Nardello: Eh, adesso vediamo. Almeno abbiamo un controllino lì, qualcuno che ci dice quello che sta succedendo. Mi ha giurato eterna fedeltà, perciò mandiamo.
Deborah Bergamini: Va bene.
Carlo Nardello: Ciao ciao.
Deborah Bergamini: Ciao.

15/04/2005 - Intercettazione telefonica tra Alessio Gorla (consigliere RAI) e Deborah Bergamini (Direttore Marketing della RAI)

Alessio Gorla: Sì, pronto.
Deborah Bergamini: Ciao Alessio.
Alessio Gorla: Ciao, ah, Deborah, come stai? Bene?
Deborah Bergamini: Benino, insomma, bene, sono un po' preoccupata?
Alessio Gorla: Sai le ultime novità?
Deborah Bergamini: No.
Alessio Gorla: Eh, che c'è un rimpastino...
Deborah Bergamini: Ah, ma l'ha già fatto?
Alessio Gorla: No, è successo un paio d'ore fa, e ha dato incarico a Gianni di fare un giro con gli alleati per trovare un'intesa su... un rimpastino.
Deborah Bergamini: Ma sui posti dei democristiani o anche su altro?
Alessio Gorla: Eh, non lo so. Io so solo... m'ha detto solo con gli alleati, mi ha detto. Gianni è stato incaricato di fare un giro sugli alleati per trovare un'intesa per un rimpastino.
Deborah Bergamini: Senti Alessio, ti volevo anche chiedere una cosa: io ho Sciacca alle calcagna.
Alessio Gorla: Sì, eh... Sciacca io ho tentato l'impossibile. Ho una proposta per tre cose; con tre cose non posso fargli un contratto di esclusiva, eh... di un minimo garantito, eh... come faccio? Io ho pregato in ginocchio Liofredi di trovargli qualche altra collocazione, almeno arrivare a cinque. Allora con cinque collocazioni posso fargli un contratto, ma con tre non posso, con tre gli faccio un contratto per fare queste tre cose.
Deborah Bergamini: Ho capito.
Alessio Gorla: Cioè, non è quello che vuole lui, cioè.
Deborah Bergamini: No, no, certo, certo. Va bene, glielo dico.
Alessio Gorla: Va bene, OK.
Deborah Bergamini: Grazie Alessio, buon weekend.
Alessio Gorla. Ciao.

lunedì 11 luglio 2011

Non passa l'abolizione delle province

Valutazione post: 
Governo delle province
dopo le amministrative 2011

La seduta 495 della Camera dei Deputati del 5 luglio 2011 verrà ricordata con ogni probabilità come la grande occasione mancata di sopprimere le province italiane, quel livello di aggregazione intermedio tra i Comuni e le Regioni contro cui tutte le forze politiche si scagliano in campagna elettorale come fonte di sprechi ma che poi nessun partito, una volta al potere, dimostra di voler realmente eliminare.

La proposta in discussione era la 1990 della Camera dei Deputati, presentata dall'Italia dei Valori ed intitolata Modifiche agli articoli 114, 117, 118, 119, 120, 132 e 133 della Costituzione, in materia di soppressione delle province.


PartitoFavorevoliContrariAstenutiAssenti
FLI21007
Misto50314
IR61823
IdV19003
Lega05207
PD0019214
PdL21544328
UdC30105
Totale8322524081


Come mostra la tabella, la proposta è stata bocciata con 225 voti contrari e 83 favorevoli, ma si nota come il partito di maggioranza relativa fosse in realtà quello dell'astensione, a quota 240. E all'interno dell'astensione spicca il blocco del Partito Democratico, 192 voti, tutti i presenti del gruppo senza eccezione alcuna.

E proprio il PD, giustamente, ha raccolto le maggiori critiche per la propria condotta: la situazione numerica era tale che con l'apporto del Partito Democratico, e solo con quell'apporto, l'esito del voto avrebbe potuto clamorosamente rovesciarsi, per un risultato dalla portata indubbiamente storica.
Soprattutto sul web, il popolo di centrosinistra si è rivoltato in maniera compatta contro la scelta del partito. Le accuse sono pesanti: far parte della Casta, aver rinnegato le proprie promesse elettorali, non voler diminuire i costi della politica (argomento sensibile in periodo di legge finanziaria), essere ostaggio dei signori delle tessere e dei ras locali.
Tradimento, soprattutto, è la sensazione che traspare dalla maggioranza dei commenti: dopo la pur fragile sinergia venutasi a creare tra i Democratici ed il cosiddetto popolo del web in occasione delle amministrative e del referendum, il circolo virtuoso pare essersi spezzato. Mancando totalmente di spirito critico, il Partito Democratico non ha saputo prevedere l'inevotabile cassa di risonanza che questa notizia avrebbe avuto, ancora più colpevolmente dopo che gli appuntamenti di maggio e giugno avevano dimostrato le potenzialità del web; anzi, il PD deve ringraziare solo la norma salva-Fininvest nella finanziaria e gli scandali a catena della P4 se i danni per la sua immagine non sono stati ancora maggiori.

Il PD, oltre ad aver sperimentato sulla propria pelle il controllo puntuale di cui è capace un grande strumento come la rete, della dedizione e della passione delle persone che vi si dedicano e in ultima analisi della potenza esponenziale di raccolta e diffusione dei dati che tale strumento consente, sta rendendosi conto in questi ultimi giorni quanto sia difficile invece cercare, per dirla con Bersani, di riportare i buoi nella stalla.
Il responsabile degli enti locali del PD Zoggia, oltre ad essere intervenuto sul sito ufficiale del partito ha inviato la seguente e-mail agli iscritti alla newsletter:

Ciao XXX,
ieri il PD alla Camera si è astenuto sulla proposta di cancellazione delle Province perché non è cancellando una parola che si risolve il problema dei costi della politica. Esiste una nostra proposta per quanto riguarda il riordino complessivo del sistema delle autonomie locali e delle regioni e in questa si colloca anche quella specifica relativa alle province. Un riordino che non deve e non può avvenire indipendentemente da una nuova e più snella visione dello Stato, per fornire così servizi efficienti e non duplicazioni burocratiche.
Ecco perché non è sufficiente dire che si aboliscono le province. È facile demagogia tracciare un segno sulla parola province, sarebbe una operazione identica a quella fatta da Berlusconi con le grandi opere, con i famosi cartelloni pieni di segni che, da inchiostro, non si sono mai trasformati in infrastrutture.
La nostra proposta è concreta e riorganizza il settore con veri tagli e grandi possibilità di risparmio, essa è già depositata in parlamento ed è visibile sul nostro sito internet all’indirizzo partitodemocratico.it/leggeprovince.
Se si vuole fare serio bisogna quindi dire a chi, una volta abolite, vanno le funzioni delle province, almeno quelle essenziali, come verrà dislocato il personale che oggi vi lavora. Altrimenti, parlare di costi della politica solo per le province diventa un modo per eludere il problema, per non affrontarlo mai sul serio.
E i tempi di questa nostra riforma saranno brevissimi. Il paese va riformato e riavvicinato alle esigenze dei cittadini e in questo ci stiamo impegnando.
Grazie per l'attenzione, aiutaci a diffondere la proposta del PD

In molti ambienti l'intervento è stato visto, con una reazione comprensibilissima ma dettata in ultima analisi dall'emotività, come semplice fumo negli occhi e immediatamente liquidato, ma è tuttavia degno di nota il fatto che il PD abbia rimandato alla propria proposta di legge in merito, la 4439 della Camera dei Deputati.

Se per il Partito Democratico, come dichiarato dalla sua dirigenza, vi erano motivazioni politiche per non appoggiare la proposta dell'Italia dei Valori, per non mandare il centrodestra in minoranza su una questione così delicata, per non riscuotere il credito di popolarità che sarebbe senza dubbio seguito ad un simile risultato, l'analisi comparativa tra le due proposte può forse fare luce su quali possano essere le questioni su cui l'atto dell'IdV glissa e che invece quello del PD affronta.

Leggendo il testo dell'Atto 1990 si nota come sia in effetti una legge molto semplice: i primi otto articoli di fatto eliminano ogni traccia delle province dalla Costituzione, mentre il nono dichiara che il trasferimento delle competenze delle province ai comuni e alle regioni deve essere regolato con un'altra entro un anno dall'entrata in vigore della legge costituzionale di abrogazione.
Le critiche che il Partito Democratico rivolge a questa proposta di legge sono quindi corrette: di fatto non fa che tirare una riga sopra la parola province e delega ad un altro provvedimento la ripartizione ed il trasferimento delle competenze verso gli altri enti locali.

Se si esamina l'Atto 4439 si nota però come l'intento della legge sia completamente differente, e la lettura politica che ne deriva non può che essere una sola: il Partito Democratico in realtà non è a favore dell'abolizione delle province, per lo meno non all'abolizione tout-court: a differenza dell'Atto 1990, la parola province non viene espunta dalla Costituzione. Le uniche province per cui si prevede la sopressione sono infatti quelle relative alla Città Metropolitane.
La proposta del Partito Democratico si propone semplicemente di delegare alle regioni l'istituzione, il numero ed i confini delle province, in un'ottica che se da un lato può apparire un semplice scaricabarile, dall'altro risponde alla visione di un'Italia più federale: che sia ciascuna regione a decidere se ed in che modo dividere il proprio territorio, e che siano i cittadini di quelle regioni a pagare per tali suddivisioni.
Il comma 1 dell'articolo 3 rimanda ad una successiva legge dello Stato per identificare le funzionalità delle province; se a prima vista questo passaggio potrebbe essere simile a quello della proposta dell'IdV il fatto che si parli non già di trasferimenti ad altri enti ma di redifinizione delle funzioni di un ente esistente dovrebbe renderne più semplice la scrittura, se non altro considerata la possbilità tutt'altro che remota che le funzioni delle province restino le stesse.
Il vero dubbio su questa proposta, in realtà, è la sua speranza di approvazione: se l'Atto 1990 dell'IdV, presentato il 5 dicembre 2008, è stato votato nel luglio 2011, è chiaro che l'Atto 4439 del PD, presentato il 21 giugno 2011, ha ben poche probabilità di arrivare ad un esito prima della fine della legislatura. Non è quindi chiaro se il PD voglia veramente tentare di far passare la sua proposta o se sia invece solo uno specchietto messo a testimoniare un impegno in realtà senza alcuna possibilità di realizzazione.

La querelle sulle province, dal punto politico, rimarca quindi una volta di più la distanza tra le varie forze del centrosinistra, come già era accaduto con la proposta di legge del PD sulla gestione dell'acqua pubbllica. Di fatto l'Italia dei Valori è per la soppressione dell'istituto delle province, rendendo da quattro a tre i livelli di aggregazione del Paese (comuni, regioni, Stato); il Partito Democratico intende invece spostare la giurisdizione delle province dallo Stato alle regioni, delegando a ciascuna di queste la facoltà di istituire, cancellare e modificare le province interne al proprio territorio.
Ma la soluzione ibrida escogitata dal PD in che modo è inseribile in un programma unitario di centrosinistra, e, soprattutto, è conforme con la volontà dell'elettorato?
Bene sarebbe stato per Bersani ed il suo partito indire uno di quei famosi - ormai mitologici - referendum a cui gli iscritti sarebbero stati chiamati sui temi di importanza capitale: quale che ne fosse stato l'esito, il PD avrebbe avuto le spalle coperte al momento del voto e della presentazione della propria controproposta.
Invece, una volta di più, il centrosinistra accusa un pesante danno d'immagine (il PD di appartenenza alla Casta, la coalizione di scarsa coesione), per di più in un momento in cui la situazione politica del Paese richiede senza ulteriori appelli un'opposizione unita per la costruzione di una vera alternativa di governo.

venerdì 8 luglio 2011

Tutte le TV del Presidente (Parte II)

Valutazione post: 
L'ex consigliere RAI Angelo Maria Petroni


DISCLAIMER: gli stralci che seguono fanno parte, in formato audio, dell'inchiesta La Struttura Delta in RAI condotta da La Repubblica e riprendono le intercettazioni telefoniche rilevate nell'ambito dell'inchiesta sulla bancarotta della HDC-Datamedia. Il post sarà cancellato qualora dovesse emergere l'illegalità di tali pubblicazioni.


02/04/2005 - Intercettazione telefonica tra Deborah Bergamini (Direttore Marketing della RAI) e Valentino Valentini (capo ufficio del Presidente del Consiglio)

Valentino Valentini: Pronto?
Deborah Bergamini: Ciao Vale.
Valentino Valentini: Ciao.
Deborah Bergamini: Scusa se ti disturbo, c'è là il Dottore?
Valentino Valentini: No, non c'è, lui...
Deborah Bergamini: Eh... eh... è andato... va bene, allora lo chiamo tra un po' al telefonino della scorta, va bene? Ciao Vale.
Valentino Valentini: Che è successo, novità?
Deborah Bergamini: No, volevo solo avvertire che Ciampi sta preparando un messaggio a reti unificate, volevo che lo sapesse che... fa il furbo, eh, capisci... ciao, ciao.

02/04/2005 - Intercettazione telefonica tra Benito Benassi (Nexus) e Deborah Bergamini (Direttore Marketing della RAI)

Deborah Bergamini: Pronto?
Benito Benassi: Sono Benito.
Deborah Bergamini: Eccoti! Come va?
Benito Benassi: Bene.
Deborah Bergamini: Allora?
Benito Benassi: Allora... ehm... sto mandando... la situazione è la seguente: le uniche regioni che si possono attribuire al centrodestra sono Lombardia e Veneto.
Deborah bergamini: OK.
Benito Benassi: Per quanto riguarda il Piemonte, siamo lì, con un leggero sopravanzo la Bresso.
Deborah Bergamini: Sì.
Benito Benassi: Ehm... per quanto riguarda poi la Liguria, Burlando, passa... passa lui per il momento, con i dati.
Deborah Bergamini: Sì.
Benito Benassi: Quindi è centrosinistra.
Deborah Bergamini: Sì.
Benito Benassi: Emilia Romagna, Toscana...
Deborah Bergamini: Vabbé, quelli lì lasciamo perdere.
Benito Benassi: Lazio... Marrazzo.
Deborah Bergamini: Passa Marrazzo?
Benito Benassi: Lo pigliano nel culo. La Mussolini. I voti sono quelli della Mussolini, non ci son cazzi.
Deborah Bergamini: OK.
Benito Benassi: Dall'analisi dei flussi viene fuori la Mussolini. A meno che non succede un colpo di... tieni presente che qui stiamo parlando di un film condotto tra 29, 30 31 e 1 aprile... e poca roba il 1 aprile.
Deborah Bergamini: Quanto è attendibile secondo loro? Zero?
Benito Benassi: No, no, no.
Deborah Bergamini: Sì, ah, OK.
Benito Benassi: Attendibilissimo, anzi...
Deborah Bergamini: OK. Cioè, loro ritengono che le... la faccenda del Papa non...
Benito Benassi: Mah, io ho parlato anche con Cimenti, la faccenda del Papa di fatto potrebbe anche non influire, potrebbe anche penalizzare.
Deborah Bergamini: Esatto.
Benito Benassi: Per darti un'idea: sul centro... sul nord, diceva prima Andrea Cimenti...
Deborah Bergamini: Sì.
Benito Benassi: ... pesa tantissimo, l'elettorato cattolico è più di destra. Centro-sud, compreso Lazio, è più di sinistra, quindi addirittura potrebbe penalizzare, su Roma.
Deborah Bergamini: Ho capito, va bene. Calabria e Puglia?
Benito Benassi: Campania ovviamente di là, Puglia, siamo... è un po' migliorato, nel senso per Vendola, però, non per Fitto, siamo appaiati, nel senso che prima Vendola era leggermente sotto, oggi sono praticamente appaiati...
Deborah Bergamini: Sì.
Benito Benassi: ... e se la giocano.
Deborah Bergamini: Sì.
Benito Benassi: E invece la Calabria è migliorata. Certo, si stanno comprando i voti.
Deborah Bergamini: Bene. Bene.
Benito Benassi: Tirano fuori i soldi, proprio, i soldi... stanno girando per le case a dare i soldi.
Deborah Bergamini: OK, OK.
Benito Benassi: Quindi, ad oggi siamo... sono tredici... io ti ho messo dentro anche... perché l'abbiamo fatta, ovviamente... anche la Basilicata...
Deborah Bergamini: Sì.
Benito Benassi: Però... non può dargliele questa tornata qua.
Deborah Bergamini: No.
Benito Benassi: Comunque sono sostanzialmente, come ti dicevo, due centrodestra...
Deborah Bergamini: E va' beh, il resto l'ho capito.
Benito Benassi: ... quattro sono indecisi con un Piemonte che va più a sinistra, poi abbiamo... uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto compresa la Basilicata, completamente a sinistra.
Deborah Bergamini: OK. Mandami tutto, così...
Benito Benassi: Non ho... non ho ancora la pennatura delle coalizioni, ti dico soltanto che però Forza Italia in calo e UdC in crescita.
Deborah Bergamini: OK. E... AN non lo sai?
Benito Benassi: Più o meno stabile.
Deborah Bergamini: Senti... OK. Me lo mandi così intanto andiamo con questo. Poi ti volevo dire Benny, la grafica invece per le trasmissioni...
Benito Benassi: Non ho ancora avuto nulla in questo momento, mi deve arrivare dalla nostra produzione, la devo esaminare e poi su quella base...
Deborah Bergamini: Perché noi abbiamo [incomprensibile]
Benito Benassi: Sì, ho già detto a Carlo che dovremmo farcela, però doveva essermi già arrivata.
Deborah Bergamini: Grazie Benny.
Benito Benassi: Te lo mando al volo.
Deborah Bergamini: Grazie, a presto.
Benito Benassi: Ciao ciao.

02/04/2005 - Intercettazione telefonica tra Benito Benassi (Nexus) e Deborah Bergamini (Direttore Marketing della RAI)

Deborah Bergamini: Pronto?
Benito Benassi: Deborina!
Deborah Bergamini: Sì.
Benito Benassi: Per favore, è importante che tu veda dei cartelli che ti sto mandando. Hai già spento tutto, mannaggia?
Deborah Bergamini: Sì, ho già spento tutto...
Benito Benassi: Abbiam fatto tre cartelli, o due cartelli, cioè la totalizzazione del centrosinistra l'abbiam provata su due cartelli, spezzando chiaramente i vari partiti, e dopo anche su tre. Su due viene un disastro perché non riesci a leggere...
Deborah Bergamini: Troppa roba.
Benito Benassi: ... le note. Allora su tre. Carlo mi diceva una cosa, che però a questo punto vorrei capire. Mi dice: sul primo cartello, Uniti per l'Ulivo, DS, Margherita, SDI, mettiamo un subtotale in cui diciamo che la somma di Uniti per l'Ulivo più DS più Margherita più SDI fa tanto. Io dico...
Deborah Bergamini: Ma dicevo... non lo sappiamo se... quanto fa.
Benito Benassi: No, ma se andiamo a costruire questa roba qua con i dati che abbiamo diffuso ieri...
Deborah Bergamini: Esatto.
Benito Benassi: ... dico un'altra cosa: Uniti per l'Ulivo...
Debora Bergamini: Eh.
Benito Benassi: ... anche con questo artificio di togliere le cose, probabilmente è il primo partito in Italia, perché Forza Italia non ce la fa.
Deborah Bergamini: Sì.
Benito Benassi: Cioè...
Deborah Bergamini: Quindi, in ogni caso...
Benito Benassi: ... loro diranno, in ogni caso noi siamo primi.
Deborah Bergamini: Esatto.
Benito Benassi: Quindi il messaggio politico è devastante.
Deborah Bergamini: Comunque è quello, sì.
Benito Benassi: Devastante, a quel punto.
Deborah Bergamini: Sì.
Benito Benassi: Allora, io non lo so, però mi diceva Carlo che Vespa chiedeva una sorta di subtotale.
Deborah Bergamini: Ma lui non glielo chiedeva mica sui cartelli, perché c'ero anch'io quando c'ha parlato, glielo chiedeva che dice datemi la somma... ma come facciamo a darglielo, scusa?
Benito Benassi: Adesso... guarda, in questo momento sono là, in attesa, faccio tutto quello che c'è da fare, però il tema è un altro, dico, vi richiamo l'attenzione... se tutta 'sta manfrina la stiamo facendo per evitare il senso politico, per evitare la comunicazione...
Deborah Bergamini: Sì.
Benito Benassi: ... da un punto di vista di comunicazione, e poi glielo mettiamo noi il subtotale, è vero che è pulitissimo, così...
Deborah Bergamini: Sì.
Benito Benassi: ... a quel punto tanto valeva quasi quasi metterli dentro come volevo io, non sono da spiegare, no?
Deborah Bergamini: Sì, però ora mi sento un attimo con Carlo.
Benito Benassi: Ma più che con Carlo, scusami, Carlo m'ha già detto questa... mi sembra sostanzialmente questa linea qua, il tema qui non è tanto Carlo, se permetti, senza togliere a... il tema è un altro, è capire dal punto di vista... io sentirei qualcuno politicamente parlando...
Deborah Bergamini: Eh, ma politicamente parlando, guarda, non ci capisce niente nessuno, non sanno che... io ho parlato con Bondi e con Cicchitto, però non hanno la più pallida idea, cioè, non si sa nemmeno il ruolo che avranno i politici, quanto polemizzeranno, perché siamo in questa situazione e qui... è veramente un casino da capire... allora, si incasinerà tantissimo, sotto il profilo della comunicazione, quindi a me mi va bene, Benito, il più casino che si fa meglio è. A me il ragionamento che fa Carlo mi convince, sono pronta a sostenerlo, se mi intervistano io lo sostengo. Se però Vespa non è pronto a sostenerlo, io non posso mettermi al suo posto, e allora devo mettere lui nelle condizioni di fare il suo lavoro.
Benito Benassi: Giochiamo subito di rimando, a quel punto se Vespa ti sostiene dico, l'opportunità è questa in più.
Deborah Bergamini: Sì, va bene.
Benito Benassi: Va bene.
Deborah Bergamini: OK, richiamami dopo, ciao.

02/04/2005 - Intercettazione telefonica tra Benito Benassi (Nexus) e Deborah Bergamini (Direttore Marketing della RAI)

Deborah Bergamini: Benny? Benny?
Benito Benassi: Eccomi, sì.
Deborah Bergamini: Ciao. Senti, sarò breve perché abbiamo la riunione tra poco. Allora, Cattaneo ci ha chiesto come tu intendi condividere tutto con Vespa...
Benito Benassi: Sì?
Deborah Bergamini: Ho parlato adesso con Vespa, ci ha parlato Nardello dopo che stamattina gli abbiamo mandato... tutto quello che mi hai passato...
Benito Benassi: Sì.
Deborah Bergamini: ... e dice che non esiste, che non presentiamo il confronto con le regionali del 2000, cioè non esiste, non è credibile e non lo fa. Se volete che io non vada in onda va bene, ma non esiste... cioè, non duriamo due nanosecondi. Allora, poiché questa è una posizione diversa, per travaso e per il principio dei vasi comunicanti questa è anche la posizione di Cattaneo, appena ne parleremo.
Benito Benassi: E quindi?
Deborah Bergamini: E quindi, io credo che a questo punto dovremo preparare anche la tabella...
Benito Benassi: Il cartello...
Deborah Bergamini: ... di confronto con le regionali.
Benito Benassi: Ma... però, attenzione, facciamo un discorso. Allora, io adesso sto vedendo i cartelli grafici. A parte qualche piccola modifica che già potrei richiedere io, ve li giro così li stampate e li fate vedere al direttore generale. Ovviamente i cartelli non hanno il confronto con le regionali del 2000, questo è...
Debora Bergamini: Quello ci sarà solo come partiti.
Benito Benassi: Sì, no, ma io intanto vi mando quelli lì, quelli del confronto dei partiti. E per quanto riguarda adesso il discorso del 2000 e dei partiti che vengono raggruppati in quella schermata lì che ti rimando così te la puoi stampare con Uniti nell'Ulivo, sappi che quelli lì mi stava dicendo che c'è un disastro, in quello che hanno fatto, adesso vediamo se troviamo un modo...
Deborah Bergamini: Scusa, eh, ti riattacco...

03/04/2005 - Intercettazione telefonica tra Benito Benassi (Nexus) e Deborah Bergamini (Direttore Marketing della RAI)

Deborah Bergamini: Pronto?
Benito Benassi: Ciao Deborina.
Deborah Bergamini: Benny, tesoro.
Benito Benassi: Allora, i dati, qui, sono... assolutamente disomogenei ancora, per il semplice fatto l'affluenza alle urne è stata molto molto strana.
Deborah Bergamini: Molto... a macchia di leopardo, no?
Benito Benassi: Sì, però per quello che vedo, vedo dei dati che sono drammatici.
Deborah Bergamini: Dimmi un po' quello che vedi.
Benito Benassi: Vedo che più di due regioni non si portano a casa, vedo Forza Italia che sta crollando, vedo un dramma, se vuoi che te lo dica.
Deborah Bergamini: Mi dai un po' di numeri?
Benito Benassi: No, non ce li ho i numeri, Debora...
Deborah Bergamini: No?
Benito Benassi: Non ti posso dare dei numeri perché non ce li ho. Ti dico soltanto, sono tendenze in questo momento, quindi queste sono puramente delle tendenze che dovranno essere confermate poi con calma, perché, ti dico, avendo avuto una situazione di affluenza strana, dovuta anche all'evento sicuramente del Papa...
Debora Bergamini: Sì.
Benito Benassi: ... se questa è la conferma cade il Governo, tanto per darti il tema.
Deborah Bergamini: AN e l'UdC?
Benito Benassi: L'UdC tiene... e AN... tienicchia. Il vero problema è Forza Italia.
Deborah Bergamini: Quanto sotto?
Benito Benassi: Tanto.
Deborah Bergamini: Dimmelo.
Benito Benassi: 17 - 18%. Tanto.
Deborah Bergamini: Cioè, dal 21 dell'anno scorso e al 25, vero?
Benito Benassi: E al 29 delle politiche.
Deborah Bergamini: 29 delle politiche ma 25 - 26 delle regionali.
Benito Benassi: Perché se è così veramente cade il Governo, non regge.
Deborah Bergamini: Non regge no.
Benito Benassi: No.
Deborah Bergamini: L'UdC a quanto viaggia? Sopra o sotto il 5?
Benito Benassi: Viaggia ai livelli delle europee.
Deborah Bergamini: 5 e mezzo.
Benito Benassi: Sì.
Deborah Benassi: E AN?
Benito Benassi: 10% solo in Calabria. Hanno comprato i voti.
Deborah Bergamini: 10% in Calabria. Mi piacerebbe sapere il Lazio come va, guarda.
Benito Benassi: Male, e poi il problema vero è che sul Lazio è Forza Italia che sta perdendo.
Deborah Bergamini: Sì. Ciao.
Benito Benassi: Un bacio.

03/04/2005 - Intercettazione telefonica tra Deborah Bergamini (Direttore Marketing della RAI) e Angelo Petroni (Consigliere RAI)

Deborah Bergamini: Professore, sono Deborah Bergamini.
Angelo Petroni: Eccomi.
Deborah Bergamini: Comincio ad avere quache... qualche dato...
Angelo Petroni: Sì?
Deborah Bergamini: ... ed è molto negativo, per cui... allora, il trend che si sta evidenziando è di una pesantissima caduta di Forza Italia...
Angelo Petroni: Sì?
Deborah Bergamini: ... sotto il 17%. L'UdC tiene sui valori dell'anno scorso, c'ha un 10% in Calabria dove stanno comprando i voti, siamo sui valori delle europee.
Angelo Petroni: Delle europee, sì.
Deborah Bergamini: AN tiene, il vero dato appunto è Forza Italia che sta precipitando.
Angelo Petroni: Chiama all'altro telefono.
Deborah Bergamini: Va bene, la chiamo di là.
Angelo Petroni: Grazie.
Deborah Bergamini: La chiamo di là.

04/04/2005 - Intercettazione telefonica tra Clemente Mimun (Direttore del TG1) e Deborah Bergamini (Direttore Marketing della RAI)

Deborah Bergamini: Pronto?
Clemente Mimun: Ciao Debby.
Deborah Bergamini: Ciao Clemente, tesorino, ti avevo chiamato poco fa. Mah, che dico, Clemente, dico che è un gran casino perché a ieri sera era un disastro, guarda...
Clemente Mimun: [incomprensibile] attaccato con Bonaiuti?
Deborah Bergamini: Chi?
Clemente Mimun: Si è incazzato ieri sera, mi diceva il capo è incazzato, ha detto che abbiamo rappresentato il Papa come un no-global, dico, guarda, vai a fanculo te e lui e tutti quanti, abbiamo fatto uno sforzo della Madonna tutto il giorno per far passare il messaggio, anticomunismo eccetera...
Deborah Bergamini: Si, infatti, mi sembra...
Clemente Mimun: ... e questo è il risultato, dico, registrate le telefonate di Galliani, che è molto a destra del capo, che fa i complimenti per il lavoro eccetera, dico, quindi... poi stamattina faceva finta d'essersi calmato, quindi, guarda, ti levano proprio la voglia. Senti, com'è, brutta brutta?
Deborah Bergamini: Sì, allora...
Clemente Mimun: Anche nel Lazio?
Deborah Bertamini: No, il Lazio è perso.
Clemente Mimun: Perso, proprio?
Deborah Bergamini: Senti, prefigura un rifiuto netto su Forza Italia.
Clemente Mimun: Si è abbassata sotto il 20, no?
Deborah Bergamini: Sì, al 17.
Clemente Mimun: Mamma mia, il 17 è un roba che... niente... non...
Deborah Bergamini: No, sono i DS davanti, dappertutto sono davanti a Forza Italia, capisci, diventa il secondo partito, questo è il problema.
Clemente Mimun: 17... su Forza Italia... con una forbice di tre, eh...
Deborah Bergamini: Sì.
Clemente Mimun: Fai... fai... cerca di incontrarti in mezzo, fai 18 e mezzo, un diciotto, comunque.
Deborah Bergamini: Sì, sì, 18 e mezzo, siamo il secondo partito.
Clemente Mimun: Vuol dire che diventa il secondo partito in un sacco di posti.
Deborah Bergamini: Lo so.
Clemente Mimun: Noi abbiamo fatto delle cose... noi, pure su zone dove erano a pezzi, tipo Napoli, la Campania...
Deborah Bergamini: Sì.
Clemente Mimun: ... abbiamo lasciato che vincessero a mani basse senza nemmeno provarci, abbiamo messo Bocchino all'ultimo giorno, non so... questi qua, lavorano...
Deborah Bergamini: Lavorano, e mettono i manifesti...
Clemente Mimun: Ah, ora poi, guarda che c'hanno anche un sacco di tempo in più. Poi noi abbiamo tutto centralizzato. [incomprensibile], il capo continua ad avere fiducia illimitata nello stellone, però ci sono molti segni di stanchezza, insomma.
Deborah Bergamini: Molti, molti. Questa qui è una botta.
Clemente Mimun: Sì, se quello va a 17 - 18, come dato, Forza Italia...
Deborah Bergamini: Sì.
Clemente Mimumn: ... eh, questi oggi pomeriggio fanno i becchini a chiedergli la testa. Se nel Lazio perdi di due punti, cioè i due punti in meno di Forza Italia, indovina con chi se la pigliano.
Deborah Bergamini: Eh, certo.
Clemente Mimun: Quindi, questo è. A più tardi, ciao.
Deborah Bergamini: Ciao.

04/04/2005 - Intercettazione telefonica tra Deborah Bergamini (Direttore Marketing della RAI) e Flavio Cattaneo (Direttore Generale della RAI)

Flavio Cattaneo: Pronto.
Deborah Bergamini: Scusami, Flavio.
Flavio Cattaneo: Sì.
Deborah Bergamini: Eh... non so se tu hai già preso una decisione in merito a...
Flavio Cattaneo: No, non ho preso perché ho parlato con Bonaiuti, no, ho parlato con lui che era lì con Piersilvio e poi non volevo rompere i coglioni. Io sto tenendo duro, anche con gli altri, dicendo, ma, guardate, guardate che non è il caso, non è il caso. Non mi sembrano così drammatici, eh.
Deborah Bergamini: No, però comunque viene fuori il 52 del centrosinistra contro il 46 nostro, no? Questo è il dato. Allora. Mediaset non li manda, e quelllo che noi potremmo fare...
Flavio Cattaneo: Quello che rompe i coglioni più di tutti è Follini, ti dico...
Deborah Bergamini: Certo. Allora, quello che noi possiamo fare...
Flavio Cattaneo: ... perché lui vuole attaccare Berlusconi, io non gli posso consentire questo. Ma poi la dovrò dire, 'sta roba qua, e come cazzo facciamo.
Deborah Bergamini: Ecco, noi potremmo...
Flavio Cattaneo: Queste sono previsioni o cosa? Noi... alle otto, riusciamo a darlo alle otto?
Deborah Bergamini: Eh, se vogliamo, certo che...
Flavio Cattaneo: Perché invece lui vuol darlo prima delle otto per uscire sui telegiornali, hai capito. Tanto lui sapeva alle nove, noi li diamo alle otto.
Deborah Bergamini: Va bene, facciamo dare al TG1.
Flavio Cattaneo: Al TG1 alle 8.
Deborah Bergamini: Va bene, va bene.
Flavio Cattaneo: E dico a lui, guarda, sono riuscito, alle 8 li da il TG1.
Deborah Bergamini: Va bene.
Flavio Cattaneo: Io Berlusconi non lo chiamo perché cosa gli dico? Tanto lo sappiamo cosa fare...
Deborah Bergamini: No, appunto, tanto Mediaset non li manda, io ho capito, no?
Flavio Cattaneo: Sì... sì, sì, solo che lui è lì che guarda i palinsesti, quindi è fuso... è inutile coinvolgerlo in 'ste robe qua. Senti, teniamo più duro possibile, insomma, eh.
Deborah Bergamini: Certo. Va bene.
Flavio Cattaneo: Ciao.
Deborah bergamini: A dopo, ciao.

04/04/2005 - Intercettazione telefonica tra Deborah Bergamini (Direttore Marketing della RAI) e Flavio Cattaneo (Direttore Generale della RAI)

Flavio Cattaneo: Pronto.
Deborah Bergamini: Sì.
Flavio Cattaneo: Oh, c'è Piepoli che imperversa dando dati tutti contrari, siamo sicuri...
Deborah Bergamini: Sì, lui...
Flavio Cattaneo: ... dei nostri...
Deborah Bergamini: Sì, sì, lui sta... è da stamattina che dice che per esempio in Piemonte siamo avanti... e... ma ormai noi non siam... non facciamo più niente, facciamo proiezioni, quindi è tutto a sistema, eh... noi siamo sicuri dei nostri.
Flavio Cattaneo: Eh... perché lui da addirittura in vantaggio Marrazzo, in vantaggio in Puglia le robe che in realtà non abbiam perso queste robe qua.
Deborah Bergamini: Sì, lo so. Lui dice i dati suoi, però... ormai, non so dove li guardi lui, perché le proiezioni dal Viminale ce le abbiamo noi, quindi non c'è nulla che posso fare, non possono... lo so. È da... da stamane che dice così.
Flavio Cattaneo: Comunque sul telegiornale delle otto abbiamo anche la copertura di AN, che... anche loro non vogliono prima.
Deborah Bergamini: Eh no, perché anche loro... chiaramente, insomma...
Flavio Cattaneo: No, va be', ma sull'11... non è che... li ho convinti su questa linea...
Deborah Bergamini: Va bene.
Flavio Cattaneo: Poi loro dicono che in pratica negli altri hanno anche la lista Storace, quindi non perdono, insomma, no? 11 e 3, 11, non cambia un cazzo.
Deborah Bergamini: Comunque guarda Flavio, veramente la cosa più ragionevole...
Flavio Cattaneo: Tu Forza Italia veramente non riesci a mettere il 2 davanti? Sarebbe...
Deborah Bergamini: Eh, cioè, ora vediamo. Adesso, appena abbiamo elaborato l'ultima mandata, no, mi è stata data l'ultima mandata, poi ci risentiamo e vediamo se possiamo tirare un po' oppure no. Lo vediamo.
Flavio Cattaneo: Sì.
Deborah Bergamini: Va bene? Comunque sì, prendilo pure, stai sereno perché con questo miglioramento che c'è, daremmo un dato che rischia di essere smentito, per quello aspettiamo di averne un po' di più, capito, per cui le otto va bene.
Flavio Cattaneo: Va bene.
Deborah Bergamini: Va bene?
Flavio Cattaneo. Ciao.
Deborah Bergamini: Ciao, a dopo.

04/04/2005 - Intercettazione telefonica tra Benito Benassi (Nexus) e Deborah Bergamini (Direttore Marketing della RAI)

Deborah Bergamini: Pronto?
Benito Benassi: Deborah, sono Benito.
Deborah Bergamini: Oh, Benny, ciao, come va?
Benito Benassi: Bene. Senti una cosa, Deborah, i dati sul proporzionale ormai sono stabilizzati, 18 e 6. Tu hai tutti i partiti che sono della coalizione, AN, l'UdC, la Lega, che ha vinto le due regioni grazie al supporto della Lega... che comunque crescono, o tengono o crescono, quasi tutti, anzi, tutti, onestamente, e l'unico che cala è Forza Italia.
Deborah Bergamini: Sì.
Benito Benassi: La coalizione di centrodestra vale il 45 e 1, al momento, mentre la coalizione di centrosinsitra vale il 52 e 8, sono quasi otto punti di differenza.
Deborah Bergamini: Sì.
Benito Benassi: Io, ragazzi, vi sconsoglio, lo dico a tutti, fai due chiacchiere con Vespa, di dare questi dati anche stasera a Porta a Porta.
Deborah Bergamini: Son d'accordo.
Benito Benassi: Il TG3 li vorrà, eh. Io ho fatto una litigata con Losa che veramente mi ha attaccato di... ha detto che sono fazioso perché abbiam bloccato i dati, no? Ho detto che purtroppo i dati erano ancora ballerini e allora abbiam sospeso un attimo perché continuava ad allargarsi l'estensione della forbice. Però è chiaro che poi... Di Bella non è un coglione, no, e quindi a un certo momento incomincerà a urlare. Noi cercheremo di tenere, lì, vedremo, ma non andiamo su Porta a Porta con questi dati, ragazzi, cioé.
Deborah Bergamini: Va bene.
Benito Benassi: Chiami tu, Vespa? Va spiegato, a Bruno, perché Bruno se no li vuole, eh.
Deborah Bergamini: Sto pensando a cosa è meglio fare. È lì Carlo?
Benito Benassi: Carlo sì, è qua, mi diceva appunto... io [incomprensibile] a Carlo 'sta roba qua, e Carlo m'ha detto, parliamo un attimo con Deborah, che secondo me è meglio che Deborah chiami Vespa, mi diceva. Sai, le schermate io le ho tutte fatte preparare con tutte le note, le... però...
Deborah Bergamini: Per ora non è andato in onda nulla, giusto?
Benito Benassi: Per ora non è andato in onda nulla.
Deborah Bergamini: Il dato su quanto... su che campione c'è?
Benito Benassi: Diciamo il 40 - 50% del campione, anche sul proporzionale, comunque adesso...

04/04/2005 - Intercettazione telefonica tra Bruno Vespa (Porta a Porta) e Deborah Bergamini (Direttore Marketing della RAI)

Deborah Bergamini: Pronto?
Bruno Vespa: Deborah, sono Bruno.
Deborah Bergamini: Ciao, Bruno.
Bruno Vespa: Senti, ma... non solo Nexus ci annuncia che ci dà in anteprima...
Deborah Bergamini: Sì.
Bruno Vespa: ... la tabella, ma già lo stanno tutti. [incomprensibile] Masia, lo ha detto a Mannhaimer, che è venuto da me...
Deborah Bergamini: Allora, Cattaneo ha ordinato...
Bruno Vespa: Ah.
Deborah Bergamini: ... di fare questa cosa.
Bruno Vespa: Perfetto. Basta.
Deborah Bergamini: Perché, secondo... insomma, ha ordinato, Nardello gli ha detto, guardi che... insomma, lui gli ha detto è un ordine, e quindi va fatto.
Bruno Vespa: Perfetto.
Deborah Bergamini: Dopodoché...
Bruno Vespa: L'importante è che non ci fossero equivoci.
Deborah Bergamini: No, tu hai fatto bene, io non ti disturbavo perché, insomma... non...
Bruno Vespa: Va' beh, no, volevo capire l'origine.
Deborah Bergamini: L'origine è proprio... istituzionale, direi, a questo punto.
Bruno Vespa: Perfetto.
Deborah Bergamini: Mamma mia.
Bruno Vespa: Grazie. Ciao.
Deborah Bergamini: A dopo, grazie. Ciao.

04/04/2005 - Intercettazione telefonica tra Deborah Bergamini (Direttore Marketing della RAI) e Flavio Cattaneo (Direttore Generale della RAI)

Deborah Bergamini: Pronto?
Flavio Cattaneo: Pronto. Allora, è Nexus che deve dire che non li ha, i dati.
Deborah Bergamini: Sì.
Flavio Cattaneo: Non noi, eh!
Deborah Bergamini: No. Noi non lo possiamo dire no, lo farà Nexus che dirà che non ce la fanno a produrli adesso e li produrranno più tardi.
Flavio Cattaneo: Però lo dicono loro perché se no... [incomprensibile] i TG... non è vero che Mazza... lui dice se c'è il dato non puà mica fare un cazzo, e quindi...
Deborah Bergamini: Eh, va' beh, non li producono.
Flavio Cattaneo: Non li producono perché appena li producono loro li devono dare.
Deborah Bergamini: Va' beh. Va' beh, OK.
Flavio Cattaneo: Poi cosa glielo dai, alle dieci?
Deborah Bergamini: Sì, dopo il TG3 può fare quello che vuole, alle dieci e mezzo, guarda, non c'è problema.
Flavio Cattaneo: Va bene dai, ci saranno, lì...
Deborah Bergamini: Tanto fanno la serata al TG3, però a quel punto, capisci...
Flavio Cattaneo: No, c'è anche Vespa che fa la serata.
Deborah Bergamini: Eh, tanto Vespa è Vespa, insomma.
Flavio Cattaneo: Va' bon. Ciao.
Deborah Bergamini: OK, ciao.

05/04/2005 - Intercettazione telefonica tra Benito Benassi (Nexus) e Deborah Bergamini (Direttore Marketing della RAI)

Deborah Bergamini: Pronto?
Benito Benassi: Eccoci qua, tu sei già in ufficio?
Deborah Bergamini: Ho già sentito tutti i commenti del dopopartita, Mimun, Del Noce, Gorla, Comanduci... I commenti sono che noi abbiamo fatto veramente un lavoro stravagantemente buono, ma veramente ottimo, cioè, veramente. Oggi poi voglio risentire anche il mio ex capo perché ieri quando l'ho chiamato per la storia dei dati, eh... ringhiava, praticamente.
Benito Benassi: Non ho dubbi.
Deborah Bergamini: Eh, beh, giustamente. E quindi adesso lo vorrei risentire. Però io penso... mi è venuta anche in mente una cosa, che l'affluenza così alta senz'altro è stata determinata anche dal bombardamento che abbiamo fatto noi attraverso la RAI, cioè, non c'è dubbio.
Beniso Benassi: Sicuro.
Deborah Bergamini: L'unica cosa è che se Vespa si fosse risparmiato di dipingere di rosso l'Italia sarebbe stata una cosa un pochino più carina...
Benito Benassi: [risate] Proprio un grande amico di Bertinotti, ieri sera.
Deborah Bergamini: [risate] Comunque che questo Paese finisca in mano a Bertinotti, secondo me, ci deve insegnare molto, ci deve insegnare molto.
Benito Benassi: È allucinante, è allucinante, è allucinante.
Deborah Bergamini: Dipinge un vuoto culturale, un vuoto sociale, un vuoto di idee, un vuoto di riflessione, un vuoto anche.. come dire... di mettersi in gioco enorme, perché non ci credo che questo Paese voglia andare in mano alla patrimoniale, ai prelievi sul conto corrente, non ci credo, capito? Non accetto di credere che questo Paese vuole la patrimoniale, la tassa di successione, il prelievo sui conti fiscali, il prelievo sul medico di base dal conto corrente. Non ci credo. Non ci credo. Per cui questo, secondo me è evidente, è semplicemente un vuoto di ideali, un vuoto anche di progettualità, che evidentemente non... non siamo riusciti a cogliere e che dovremo cogliere. Mi sono resa conto in questi giorni che riuscire a lavorare insieme, e cercare di governare un processo come quello che abbiamo cercare di fare noi, ti dà una forza e ti dà un'incisività straordinaria, se lo avessimo... tutti eh, sto facendo autocritica... capito prima, probabilmente in questi anni avremmo saputo anche spendere meglio le nostre...
Benito Benassi: Assolutamente, ma sai cos'è, c'è molta disunione, molto spesso...
Deborah Bergamini: Eh, infatti. Comunque, guarda, siete stati bravissimi, eh. Io devo dire che sono emozionata, perché sentivo proprio l'energia fluire dal filo del telefono. Ho deciso, l'anno prossimo ci vengo anch'io, non esiste.
Benito Benassi: Sì. Poi c'è Losa che so è incazzato come una biscia.
Deborah Bergamini: Eh, me l'ha detto Carlo.
Benito Benassi: Sì, che dirgli... in parte aveva ragione e in parte comunque anche lui, però, poteva starsene tranquillo, anche perché c'han dei dati ballerini, uno dice, OK, mi fermo in quel momento perché vedo che fai... è inutile che continui a dar dei dati chen su, giù, su, giù, su, giù...
Deborah Bergamini: Certo.
Benito Benassi: Comunque i ragazzi li han presi tutti, eh, il punto centrale della forchetta dell'exit è alla fin fine vicinissimo al dato finale.
Deborah Bergamini: Sì, sì, infatti me lo diceva Carlo poco fa, prima di imbarcarsi.
Benito Benassi: Il lavoro è stato fatto anche da 'sti ragazzi ed è stato fatto bene...
Deborah Bergamini: No, ma infatti, guarda, è bellissimo, adesso poi gli scriveremo, insomma, perché... e magari poi ora non so Masia quando... passamelo un minuto, così ci parlo anche...
Benito Benassi: Molto volentieri, perché questi ragazzi qua vengono poi da un altro fallimento...
Deborah Bergamini: No, no, guarda, si sono accreditati pienamente per il lavoro più importante del mondo, che è quello dell'anno prossimo.
Benito Benassi: Che va costruito prima, però.
Deborah Bergamini: Va costruito, per... guarda, Benito, grazie a te in particolare perché so bene quanto ti sei speso, abbiamo costruito un percorso virtuoso straordinario...
Benito Benassi: A dopo.
Deborah Bergamini: A dopo, ciao.

08/04/2005 - Intercettazione telefonica tra Deborah Bergamini (Direttore Marketing della RAI) e un amico anonimo

Deborah Bergamini: Pronto?
Anonimo: Ehi.
Deborah Bergamini: Come va?
Anonimo: Bene, ma, scusa, ma il Presidente c'era?
Deborah Bergamini: Sì, però non s'è visto. Non l'hanno inquadrato mai.
Anonimo: Mai.
Deborah Bergamini: Berlusconi mai inquadrato.
Anonimo: Mai.
Deborah Bergamini: Non so, è imbarazzante, sembra che... non ci sia.
Anonimo: Sì.
Deborah Bergamini: L'ho notato anch'io.
Anonimo: Ciampi quaranta volte...
Deborah Bergamini: Sì, sì, i capi di stato stranieri...
Anonimo: Eh, sì...
Deborah Bergamini: Lui no.
Anonimo: Bush...
Deborah Bergamini: Eccolo, l'ho visto ora.
Anonimo: In mezzo a... non capisco.
Deborah Bergamini: No, nemmeno io, guarda.
Anonimo: Zapatero, s'è messo di fianco a Zapatero.
Deborah Bergamini: Con Zapatero e con Schröder. Sì, no, è una vergogna.
Anonimo: Sì, perché Chirac... ecco, io capisco Juan Carlos che è un re cattolico, l'ultimo rimasto e fan bene...
Deborah Bergamini: Sì.
Anonimo: ... ma Chirac che c'entra, che ha combattuto contro l'idea che l'Europa era cristiana, nella Costituzione?
Deborah Bergamini: Esatto, contro la Costituzione...
Anonimo: E ce l'ha messo lì per primo.
Deborah Bergamini: Cioè, il loro... il loro... il loro cerimoniale ha messo le persone in base all'anzianità dei rapporti con il Vaticano, e la Francia è stata il primo Paese ad avere rapporti col Vaticano, a riconoscere il Vaticano.
Anonimo: No, pensavo che fosse la regia che ha [incomprensibile] le versioni, non lo so io.
Deborah Bergamini: La regia è del regista di Vespa.
Anonimo: Eh, apposta, non capisco.
Deborah Bergamini: Va beh.
Anonimo: Va beh, dai.
Deborah Bergamini: Ciao.
Anonimo: Ciao.

Deborah Bergamini: C'era ma non l'hanno inquadrato mai.
Anonimo: Perché?
Deborah Bergamini: Il regista era il regista di Bruno Vespa, non so se c'è l'incazzatura di Vespa perché non gli hanno rinnovato ancora il contratto, perché il Dottore è andato a Ballorò anziché andare da lui, l'altro giorno, e quindi si voleva un po'... vendicare o se invece è solo una pura coincidenza, così... però è vero, non...
Anonimo: Non mi pare che Vespa si possa vendicare con tutto quello che il Cavaliere ha fatto per lui...
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